(Teleborsa) – HSBC ha confermato la propria previsione sul prezzo del petrolio Brent a 65 dollari al barile per il 2026, sostenendo che i fondamentali del mercato limiteranno i rally innescati dalle tensioni internazionali. Nonostante la volatilità causata dai rischi geopolitici, la banca d’affari ritiene che l’ampio surplus di offerta globale manterrà i prezzi ancorati intorno alla metà dei sessanta dollari.
Secondo gli analisti del gruppo bancario, il mercato petrolifero si trova stretto tra shock geopolitici persistenti e un’eccedenza di offerta stimata in circa 2,8 milioni di barili al giorno per il 2026. Si tratta dello squilibrio più significativo dai tempi della pandemia, con un surplus che potrebbe superare i 3 milioni di barili al giorno nella prima metà dell’anno. Sebbene queste scorte non siano ancora del tutto evidenti negli inventari a terra, il petrolio stoccato in mare ha raggiunto i massimi da diversi anni, rendendo i prezzi estremamente sensibili ai titoli di cronaca.
HSBC ha identificato in Iran, Russia e Venezuela le principali variabili per la volatilità a breve termine. Mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno spinto i prezzi verso l’alto di circa il 10% da inizio gennaio, gli analisti prevedono che tali fiammate rientreranno se i flussi fisici di greggio non subiranno interruzioni. Parallelamente, un eventuale accordo di pace tra Russia e Ucraina potrebbe pesare sulle quotazioni in vista di un possibile allentamento delle sanzioni.
L’alleanza OPEC+ dovrebbe contribuire all’eccesso di offerta nella seconda metà dell’anno tramite l’allentamento dei tagli alla produzione. Tuttavia, HSBC nota che la domanda cinese per le riserve strategiche e la politica estera statunitense forniranno un supporto strutturale, impedendo cali eccessivi e mantenendo il Brent in una fascia di oscillazione stabile.
