(Teleborsa) – Il debito pubblico dell’Italia ha raggiunto a fine gennaio i 3.112,3 miliardi di euro, riavvicinando il picco toccato lo scorso ottobre a 3.131 miliardi di euro e registrando un aumento di 16,8 miliardi rispetto ai 3.096 miliardi di fine dicembre. E’ quanto emerge dagli ultimi dati resi noti dalla Banca d’Italia nel supplemento “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”.
L’aumento – spiega Palazzo Koch – riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (circa 9,5 miliardi a 61,9 miliardi di euro) e il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (8 miliardi), mentre l’effetto degli scarti e premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha operato in senso opposto (0,8 miliardi).
Guardando alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è imputabile all’aumento dell’indebitamento delle Amministrazioni centrali (16,6 miliardi) e solo marginalmente alle Amministrazioni locali (0,2 miliardi), mentre il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.
La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni.
La quota del debito detenuto dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire al 18,3% (dal 18,5% del mese precedente). A dicembre, ultimo mese per cui questo dato è disponibile, la quota detenuta dai non residenti era aumentata al 34,4% (dal 34,3% del mese precedente) mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) era diminuita al 14,4% (dal 14,5%).
La Banca d’Italia questo mese non ha riportato invece i dati relativi alle entrate tributarie, ribadendo che per motivi tecnici connessi con le contabilizzazioni passate, il confronto di gennaio 2026 con quelli del corrispondente mese del 2025 risulta fortemente disomogeneo.
