(Teleborsa) – Lo spread BTP-Bund a 10 anni ha mostrato una tendenza al ribasso fino a fine febbraio, raggiungendo un minimo di circa 60 punti base, prima di ampliarsi bruscamente fino a quasi 100 punti base in seguito allo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Sebbene il recente movimento sia significativo, il livello assoluto dello spread rimane ben al di sotto dei massimi di aprile 2025, intorno ai 130 punti base, registrati poco dopo l’annuncio dei dazi doganali da parte del presidente statunitense Donald Trump durante il “Liberation Day”. Lo fa notare una ricerca di UniCredit sul tema, mostrando anche che i BTP hanno sotto-reagito al generale aumento dell’incertezza di mercato
Gli analisti hanno preso in considerazione l’indice EU-MOVE, un indicatore della volatilità implicita sulle opzioni swap a breve termine sull’euro. Questo indice funge da indicatore dell’incertezza sui tassi di interesse e da utile proxy per la propensione al rischio del mercato. Una minore volatilità dei tassi in genere favorisce le operazioni di carry trade, che si basano su condizioni di mercato stabili. Viene fatto notare che l’indice EU-MOVE 3M è più che raddoppiato dall’inizio di marzo, superando persino i livelli di aprile 2025 in seguito all’annuncio dei dazi di Trump, muovendosi quindi ben più dei BTP.
Ciò, secondo UniCredit, solleva un interrogativo fondamentale: gli investitori dovrebbero aspettarsi un ulteriore ampliamento dello spread se la volatilità rimane elevata? La risposta è che esistono diverse ragioni per cui i BTP vengono scambiati ben al di sotto dei livelli di spread raggiunti lo scorso aprile. Nell’ultimo anno, l’Italia ha beneficiato di significativi miglioramenti del rating, tra cui gli upgrade da parte di Moody’s e Fitch e una più recente revisione positiva dell’outlook da parte di S&P. “Ciò ha contribuito a riattrarre gli investitori stranieri sul mercato e ha gettato le basi per una contrazione strutturale degli spread”, si legge nella ricerca firmata da Luca Cazzulani, Head of Strategy, FI Strategist di UniCredit.
In una prospettiva di medio termine, viene sottolineato, gli investitori dovrebbero valutare in che misura il miglioramento del contesto economico e politico italiano possa essere messo sotto pressione nell’attuale situazione. I principali rischi da monitorare includono: 1. La possibilità di tassi di interesse BCE più elevati, che rappresenterebbero una sfida per un paese con un rapporto debito/PIL di circa il 135% e un rapporto interessi/PIL di circa il 4%. Un’ulteriore revisione delle aspettative della BCE potrebbe pesare sugli spread. 2. Il rischio di una crescita più debole, poiché l’Italia è particolarmente esposta allo shock energetico in corso. Ciò potrebbe pesare negativamente sulla traiettoria del debito. 3. Potenziali pressioni al rialzo sul deficit di bilancio, poiché i prezzi dell’energia persistentemente elevati potrebbero richiedere ulteriori misure di sostegno per famiglie e imprese. 4. Incertezza politica interna, soprattutto a seguito del recente referendum, che potrebbe minare la fiducia nella continuità delle politiche.
Secondo UniCredit, i mercati hanno già iniziato a scontare alcune di queste vulnerabilità. Nello scenario di base, in cui il conflitto non si intensifica e i prezzi dell’energia si riducono gradualmente, viene previsto che lo spread BTP-Bund a 10 anni si attesti intorno agli 80 punti base. Pertanto, gli attuali livelli dello spread BTP offrono un’interessante opportunità di acquisto. Un ritorno ai livelli di febbraio richiederebbe un significativo miglioramento delle prospettive economiche globali. D’altro canto, se il conflitto dovesse intensificarsi ulteriormente e avere un impatto negativo più profondo sulla crescita e sui tassi della BCE, viene stimato che lo spread BTP risalga sopra i 100 punti base. “È importante sottolineare che i rischi di un marcato allargamento sono ridotti grazie allo strumento di protezione della trasmissione della BCE e a un contesto politico più favorevole in Europa dopo il lancio di Next Generation EU – si legge nello studio – Il cambiamento di approccio della Germania alla finanza pubblica ha inoltre portato gli investitori a essere più tolleranti nei confronti dei livelli di debito”.
