(Teleborsa) – Di fronte a uno scenario macroeconomico globale caratterizzato da una perenne incertezza, la Banca Centrale Europea sceglie la strada del pragmatismo. E’ quanto affermato da Christine Lagarde, Presidente della BCE, nel suo discorso introduttivo al forum della BCE di Sintra, in Portogallo, sul tema “Dare forma al futuro dell’Europa: innovazione, crescita e stabilità”. La banchiera ha infatti tracciato una netta demarcazione rispetto al passato recente, ribadendo che è giunto il momento di mettere da parte le misure straordinarie e la “forward guidance” per tornare a fare affidamento sui pilastri fondamentali della politica monetaria.
Tornare alle fondamenta del passato
“Negli ultimi 15 anni, un contesto di pressioni straordinarie ha richiesto risposte non convenzionali. Oggi, il contesto per la politica monetaria è cambiato. Gli shock si verificano più spesso sul lato dell’offerta e l’Europa ha sviluppato una notevole resilienza in risposta a quegli anni difficili”, ha spiegato Lagarde, aggiungendo che questo ha favorito un “ritorno alle basi” della politica monetaria, il cui obiettivo è “stabilizzare l’inflazione”, usando i tassi di interesse quale “strumento principale”. Ciò significa – ha ribadito – “agire in modo ponderato e prendere decisioni riunione per riunione”.
Basare le decisioni sugli indicatori giusti
Per la numero uno dell’Eurotower occorre “disporre di indicatori sufficientemente concreti e reattivi per supportare il processo decisionale in questo contesto”.
“La politica monetaria dovrebbe dare maggiore peso alle aspettative di inflazione. Poiché non possiamo compensare direttamente le interruzioni dell’offerta, le nostre decisioni dovrebbero essere calibrate in modo da mantenere le aspettative ancorate”, ha affermato Lagarde, ricordando che “le aspettative di inflazione sono una componente chiave dei dati che monitoriamo e lo rimarranno sempre”.
Ma anche “affidarsi alle aspettative per calibrare la politica presenta degli svantaggi”. Potrebbe accadere infatti che “aspettative a lungo termine stabili” inducano i responsabili della politica monetaria a “ritardare la risposta a un’inflazione già superiore all’obiettivo” oppure a che questi agiscano “in modo preventivo”. “Non esiste un modo affidabile per valutare di quanto sia necessario aumentare i tassi, né per sapere a posteriori se una risposta preventiva fosse necessaria o eccessiva”, ha sottolineato Lagarde.
La difesa del rialzo di giugno
Un passaggio chiave del discorso di Lagarde ha riguardato proprio l’ultima mossa di politica monetaria della BCE di giugno, che ha visto un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base. La Presidente ha rigettato le interpretazioni degli analisti che avevano definito la mossa un rialzo precauzionale (insurance hike).
La politica monetaria – ha ricordato – si basa “non solo delle prospettive di inflazione, ma anche su come reagirà alle decisioni di politica monetaria”. “Ciò ci aiuta a calibrare una politica molto più adeguata al contesto che ho descritto”, ha spiegato Lagarde.
Quella di giugno – ha proseguito – “è stata una decisione basata interamente su ciò che avevamo davanti agli occhi“. “Ci siamo trovati di fronte a una prospettiva di inflazione generale e di inflazione di fondo in aumento e a una proiezione che prevedeva un ritorno dell’inflazione al 2% solo nell’ultimo trimestre del 2027, a sua volta subordinato a un aggiustamento della politica monetaria. La nostra analisi ha dimostrato che mantenere i tassi di interesse costanti avrebbe lasciato l’inflazione al di sopra del 2% nel 2027 e nel 2028”.
Dalla “Forward Guidance” alla “Framework Guidance”
“In un contesto in cui gli shock possono cambiare direzione così rapidamente, non sarebbe saggio ancorare le nostre decisioni in modo troppo rigido a un singolo indicatore o proiezione”, ha sottolineato la Presidente, aggiungendo “dalla nostra valutazione strategica dello scorso anno, l’analisi di scenario è diventata una parte fondamentale del nostro processo decisionale in condizioni di elevata incertezza”.
Questo approccio “si è rivelato particolarmente utile” durante la riunione di giugno, quando oltre agli scenari avversi e gravi che avevamo già preparato a marzo, abbiamo incluso uno scenario più moderato in cui i prezzi dell’energia risultano inferiori a quelli attualmente previsti”.
Il rialzo dei tassi – ha ribadito – “era giustificato in ogni scenario considerato. Si è trattato, per sua stessa natura, di una decisione solida. E nulla di ciò che abbiamo osservato da allora ha messo in discussione questa valutazione. I prezzi dei future sull’energia rimangono all’interno dell’intervallo degli scenari che abbiamo modellato”.
“Qui si pone un’importante distinzione tra forward guidance, che abbiamo accantonato, e framework guidance“, ha concluso Lagarde, aggiungendo “le nostre decisioni sui tassi sono guidate da tre criteri: le prospettive di inflazione, le dinamiche di inflazione di fondo e la forza di trasmissione della politica monetaria. Poiché questa funzione di reazione è ormai ben compresa dai mercati, questi non aspettano che agiamo. Regolano autonomamente le condizioni finanziarie in risposta ai nuovi dati”.
