(Teleborsa) – Tra i temi emersi dalla call sui risultati trimestrali di Poste Italiane, anche il potenziale rilascio di capitale legato alla revisione dei parametri regolamentari di assorbimento del rischio, nell’ambito della creazione del nuovo Polo Finanziario del gruppo.
Rispondendo a una domanda di un’analista sul cosiddetto “Danish compromise” – il meccanismo europeo che disciplina il trattamento patrimoniale dei gruppi bancassicurativi – il management ha chiarito che l’operazione non implica alcuna richiesta di licenza bancaria: “Nessuna intenzione di chiedere una licenza bancaria. Non siamo una banca e non lo saremo mai con licenza bancaria”. Il meccanismo, ha spiegato, è “semplicemente una conseguenza tecnica del fatto che, mettendo tutto il rischio delle nostre entità legali finanziarie sotto un unico ombrello, si può dimostrare al regolatore, siamo soggetti al controllo del rischio di Banca d’Italia, che la gestione del rischio diventa più semplice e prevedibile dal punto di vista regolamentare”.
Il beneficio atteso, secondo quanto indicato dal management, è diretto: “Questo permetterebbe al regolatore e allo Stato di modificare i parametri di assorbimento che abbiamo attualmente, rilasciando capitale aggiuntivo e permettendoci di assumere più rischio sul bilancio, aumentando ovviamente il nostro margine di interesse netto”.
Il tema si inserisce nel percorso più ampio di unificazione delle attività finanziarie del gruppo – PostePay, BancoPosta e Poste Vita – sotto un’unica governance, presentato come funzionale a un migliore utilizzo del capitale e a un rafforzamento del cross-selling verso la base clienti. Il management ha comunque chiarito che i benefici quantificabili nella prima fase dell’integrazione restano contenuti.
(Foto: L’AD di Poste Italiane durante una convention)
