(Teleborsa) – Prende il via oggi per concludersi domani il meeting del FOMC, il Comitato di politica monetaria della Federal Reserve, che dovrà fare i conti con le aspettative del Presidente Trump, sempre esigente e desideroso di una politica più accomodante per recuperare consensi in ambito politico. Un desiderio che mal si concilia con le inclinazioni da falco del nuovo Presidente Kevin Warsh, che non ha dissimulato la sua preoccupazione per un’inflazione che si conferma troppo alta.
Proprio ieri, Trump ha affermato che il nuovo Presidente della Federal Reserve “è fantastico” e “farà la cosa giusta”, di fatto esercitando pressioni sui membri del FOMC che definisce “politicizzati” e ribadendo che “i tassi dovrebbero essere abbassati” come successo in altri paesi.
Inflazione alta, ma sotto attese
Di certo, la guerra in Medioriente e le sue ricadute economiche, in particolare sul petrolio e sull’inflazione, non rendono agevole una riconciliazione di queste diverse esigenze, anche se i più recenti dati sull’inflazione hanno sorpreso in positivo: la crescita tendenziale dei prezzi è risultata infatti del 3,5%, ben al di sotto del 4,2% precedente ed inferiore al 3,8% atteso. Anche l’indice “core” depurato dai prezzi dell’energia ha evidenziato un aumento del 2,6%, inferiore al 2,9% di maggio ed al 2,8% atteso. Per contro, l’economia ha perso smalto (i dati sul PIL sono attesi per giovedì) ed il mercato del lavoro rallenta. UNa situaizo9ne confermata anche dal recente Beige Book della Ferd, che ha confermato una crescita fra lieve e moderata in undici dei dodici Distretti ed un’inflazione elevata a causa degli effetti die dazi e del conflitto in Medioriente.
FOMC incline ad un rialzo dei tassi
Frattanto, doversi membri del FOMC hanno recentemente confermato la necessità di una stretta monetaria, per abbassare l’inflazione, non ultimo il Presidente Warsh che, nel suo intervento al Congresso, ha ribadito la centralità della lotta all’inflazione persistentemente alta. Il numero uno della banca centrale statunitense ha assicurato che un’inflazione alta oltre il target “non sarà permanente” sotto la sua guida ed ha delineato tre linee d’azione: chiarezza degli obiettivi, responsabilità ed azione. Warsh come altri membri del FOMC non hanno dunque escluso la possibilità di un rialzo dei tassi d’interesse per frenare la crescita die prezzi.
Ma quando?
Le attuali sommesse del mercato escludono un possibile intervento alla riunione di fine luglio, per la quale è dato per scontato il mantenimento di tassi al 3,50-3,75% (con una probabilità del 62,12%), mentre le scommesse indicano una elevata probabilità di un rialzo dei tassi di 25 punti fra settembre (probabilità del 55,5%) ed ottobre (45,2%). Più improbabile un altro intervento a dicembre (quotato al 37,8% delle probabilità).
Le attese degli analisti: petrolio detta la rotta
“Prevediamo quindi una politica monetaria invariata nella riunione del 28-29 luglio”, affermano James Knightley e Chris Turner, analisti di ING, ricordando che “la riunione di giugno del FOMC ha fugato ogni timore su una potenziale politicizzazione della Federal Reserve”. I due esperti ritengono che la “direzione” della politica monetaria “la fa il petrolio”. Infatti, “esiste una giustificata preoccupazione che la recrudescenza del conflitto in Medio Oriente e la ripresa del prezzo del petrolio mantengano l’inflazione elevata più a lungo” e questo ha spinto più in alto le probabilità di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed entro il primo trimestre del 2027. Al contrario, “una de-escalation del conflitto e la ripresa dei flussi comporterebbero probabilmente un forte calo dei prezzi del petrolio e un ridimensionamento delle aspettative di rialzo dei tassi”.
