(Teleborsa) – La Corte d’Appello di Milano ha confermato il provvedimento di spegnimento dell’area a caldo (cockeria e altoforno) dello stabilimento ex Ilva di Taranto entro i 90 giorni previsti. La sentenza, conferma la decisione di fine luglio, che fissava il blocco di tutte le attività entro il 28 ottobre 2026.
I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in Amministrazione Straordinaria, che avevano anche impugnato la sentenza dinanzi alla Cassazione, anche se la decisione rischia di arrivare dopo i novanta giorni prescritti per lo stop.
Nell’impugnare la sentenza di luglio, i legali delle due aziende avevano motivato la richiesta con il “pericolo di un danno grave e irreparabile” alla struttura produttiva, che potrebbe portare alla chiusura di Ilva ed aprire la strada a migliaia di licenziamenti e di messa in cassa integrazione, oltre a “vanificare la politica industriale del governo disperdendo le ingentissime risorse pubbliche investite nel corso degli anni per garantire la continuità produttiva e salvaguardare i livelli occupazionali”.
Una richiesta che i giudici hanno valutato, lasciando prevalere l’interesse alla salute dei cittadini di Taranto che hanno promosso l’istanza cinque anni fa – riuniti nell’Associazione dei Genitori Tarantini – al danno economico arrecato all’azienda. Rischi alla salute motivati dall’aumento dei casi di tumore e causati dalla presenza di amianto in grandi quantità (oltre 2.000 tonnellate ancora presenti) e di polveri sottili oltre i limiti consigliati.
“Si apre sicuramente una fase ancora più complicata di questa lunghissima vertenza. Aspettiamo di conoscere anche le determinazioni da parte del governo e dell’impresa”, ha commentato la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, aggiungendo “pensiamo che l’Italia non possa fare a meno della produzione dell’acciaio verde e pensiamo che bisogna tutelare il lavoro, la salute, l’ambiente e la sicurezza, come abbiamo sempre detto. Quindi sicuramente sono ore particolarmente delicate, vediamo cosa succede”. “Ci aspettiamo di essere convocati – ha proseguito la sindacalista – e capire che tipo di determinazioni verranno messe in campo e poi valuteremo le nostre azioni”.
“Riteniamo sia fondamentale che il Governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell’ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi”, afferma una nota congiunta di Fim, Fiom e Uilm, a seguito della sentenza. “Bisogna evitare l’esplosione della bomba sociale – si afferma – con interventi ordinari e straordinari. Bisogna mettere in salvaguardia i lavoratori, prime vittime delle scelte di chi ha avuto ed ha responsabilità decisionali. Subito il blocco dei licenziamenti”.
