(Teleborsa) – Il franchising italiano ha chiuso il 2025 con un fatturato di 39 miliardi di euro, in crescita dell’8% sul 2024 e pari all’1,7% del PIL, secondo il Rapporto Assofranchising Italia 2026 elaborato da Patrigest con TEHA Group. Gli addetti sono saliti a 327.200 (+12%), distribuiti in 62.449 punti vendita e 707 insegne. Su questi numeri si è svolta a Milano, dall’1 al 3 ottobre, la 39ª edizione del Salone Franchising Milano, il cui programma di contenuti è stato sviluppato con Reting Italia, società di consulenza per lo sviluppo di reti in affiliazione.
“In un contesto nazionale dove abbiamo costi dell’energia alle stelle, stipendi bloccati e produttività ai minimi termini, è qui che si inserisce il franchising”, afferma Enrico Tosco, founder e CEO di Reting Italia. “È una necessità, per noi operatori, farlo conoscere”.
Il meccanismo su cui Tosco richiama l’attenzione è quello degli accordi quadro negoziati dalla rete per conto degli affiliati. “Mantenendo i volumi, i prezzi rimangono stabili e bassi”, spiega. “Nel franchising, invece, gli accordi quadro su materie prime, servizi e digitalizzazione permettono di far lavorare meno persone, ma meglio, con stipendi più alti e più stabili rispetto a quelli che potrebbe offrire il ristorante tradizionale”.
La ristorazione vale il 12,7% del giro d’affari dell’affiliazione commerciale, dietro alla grande distribuzione (43,5%) e all’abbigliamento e accessori (18,8%), secondo lo stesso rapporto. Per Tosco il perimetro è più ampio: “Il franchising porta produttività e posti di lavoro in settori che tradizionalmente sono a basso valore aggiunto, come la ristorazione o i servizi alla persona”.
Il secondo tema è la presenza commerciale nei centri urbani. “Il vuoto che si crea nei centri città può essere colmato dal franchising, perché solo una grande organizzazione riesce a costruire quegli accordi che permettono di battere l’inflazione sui costi”, osserva il CEO di Reting.
C’è poi il profilo di chi si affilia. Secondo la ricerca Patrigest per Assofranchising presentata nella prima giornata del Salone, le donne sono il 35% dei franchisee, contro il 22% dell’imprenditoria nel suo complesso, e il 79% delle insegne ne prevede una presenza crescente nei prossimi tre anni. Una seconda indagine, l’Osservatorio Imprenditoria Retail 2026, indica nella notorietà del marchio e nel supporto all’avvio i principali motivi della scelta.
“Fare impresa fa paura“, riconosce Tosco. “Farlo col franchising è come avere una business school e un mentore allo stesso tempo. Hai un sistema collaudato, ma sei comunque imprenditore di te stesso”.
Da qui il taglio formativo dato al programma, con oltre 70 appuntamenti e più di 100 relatori rivolti anche a chi si avvicina per la prima volta all’affiliazione. “Noi come operatori di settore, e Reting Italia in primis, ci dobbiamo prendere la responsabilità di far conoscere che cos’è questo sistema”, sottolinea Tosco. “E ci dobbiamo prendere la responsabilità di far sì che questo sistema sia solido, sano e non venga sfruttato negativamente”.
