(Teleborsa) – Il legame tra banche e debito pubblico che aveva amplificato le crisi europee del passato, il cosiddetto “doom loop”, si è indebolito, ma il rischio sovrano resta rilevante e ha cambiato natura: oggi pesano più le pressioni sul valore dei portafogli obbligazionari e la sensibilità ai tassi che le possibili perdite su crediti verso gli Stati. È la conclusione di un’analisi di Morningstar DBRS, che arriva in una fase di nuova stretta monetaria, con la BCE che a settembre ha alzato il tasso sui depositi al 2,50% e rendimenti dei titoli di Stato europei ai massimi da oltre un decennio.
Secondo l’agenzia di rating, i titoli di Stato detenuti dalle banche europee sono saliti a 4.540 miliardi di euro a giugno 2026, il 44% in più rispetto ai 3.140 miliardi di fine 2022. In rapporto al capitale, l’esposizione equivale al 264% del CET1 (dal 214%) e pesa per il 14,7% sul totale attivo, livelli più alti dal 2019. Le banche italiane sono tra le più esposte, con un’incidenza sul CET1 del 361%, dietro alle portoghesi (367%) e davanti alle spagnole (342%), mentre tedesche e irlandesi restano sotto la media UE.
A ridurre il rischio contribuisce una maggiore diversificazione geografica: la quota di titoli del proprio Paese (home bias) è scesa al 43% dal picco del 53% del 2021, con l’Italia al 50%. Al tempo stesso, però, i portafogli si sono allungati: il 46% delle esposizioni scade oltre i cinque anni e per le banche italiane la quota sale al 58%, con un aumento di oltre 15 punti dal 2019.
Un fattore di protezione è il trattamento contabile: il 59% dei titoli è iscritto al costo ammortizzato, dove le oscillazioni di mercato non si traducono in perdite contabili, mentre circa il 40% è valutato al fair value e quindi incide su patrimonio o conto economico in caso di rialzo dei tassi.
“Le banche sono meno concentrate sul debito domestico, la vigilanza è più forte e i bilanci sono più solidi rispetto alle crisi precedenti”, ha commentato Ricardo Sanz-Ramos, Vice President di Morningstar DBRS, secondo cui l’esposizione ai sovrani e i rendimenti più alti “da soli difficilmente porteranno ad azioni di rating diffuse” sulle banche europee. L’agenzia continuerà comunque a monitorare i casi in cui portafogli ampi e lunghi si combinano con un forte home bias e un rating sovrano più basso.
(Foto: Ben Tovee su Unsplash)
