(Teleborsa) – Si è svolto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il primo incontro sul futuro di Iveco Group dopo l’acquisizione da parte di Tata Motors, alla presenza del ministro Adolfo Urso, del CEO di Iveco Group Olof Persson, del CEO di Tata Motors Commercial Vehicles Girish Wagh e delle organizzazioni sindacali.
“Iveco è un patrimonio strategico dell’industria italiana“, ha dichiarato Urso, sottolineando che gli impegni di Tata dovranno tradursi in un concreto rilancio industriale. Il ministro ha ricordato che il Governo ha esercitato il golden power per tutelare brevetti, occupazione e sede operativa in Italia, e che il Mimit vigilerà sul rispetto delle prescrizioni.
Persson ha confermato il piano di investimenti per il 2026, con oltre 76 milioni di euro destinati agli stabilimenti italiani: 35 milioni a Torino, 15 a Foggia, 14 a Suzzara e 12 a Brescia. A Foggia si aggiungono i 37 milioni già investiti da FPT Industrial per il trasferimento della produzione del motore F5. Il manager ha inoltre ribadito la centralità del trasporto pubblico locale nelle strategie del gruppo.
Wagh ha evidenziato il ruolo centrale dell’Italia nel futuro di Iveco, valorizzando stabilimenti, competenze tecnologiche e filiera dei fornitori. Il CEO di Tata ha precisato che l’investimento ha un orizzonte di lungo periodo, oltre la durata biennale delle garanzie non finanziarie, e che l’integrazione punta a rafforzare la competitività internazionale attraverso economie di scala, nuovi mercati e un’offerta di prodotti complementare.
Positivo, ma con cautela, il giudizio della FIM CISL. Il segretario generale Ferdinando Uliano e il coordinatore automotive Stefano Boschini hanno accolto con favore la conferma dell’intero perimetro industriale e del ruolo centrale dell’Italia nella ricerca e sviluppo, oltre alla disponibilità a nuovi investimenti dopo la conclusione dell’OPA lanciata il 7 settembre. “Ora è fondamentale che alle dichiarazioni seguano impegni concreti, verificabili e di lungo periodo”, hanno affermato.
Più critica la FIOM. Per Samuele Lodi e Ciro D’Alessio restano diverse questioni aperte: il rischio di sovrapposizioni tra i modelli Iveco e Tata nei veicoli commerciali leggeri, nei pesanti e nelle motorizzazioni, con possibili ripercussioni sugli stabilimenti italiani; investimenti in ricerca e sviluppo legati soprattutto a razionalizzazioni e tagli di costi; e la sostenibilità finanziaria di un’operazione finanziata interamente con prestiti bancari da chiudere o rifinanziare entro un anno. Il sindacato chiede al Governo garanzie che vadano oltre i due anni previsti.
