(Teleborsa) – Lunedì il prezzo del greggio è tornato a scendere dopo il forte rialzo della scorsa settimana. WTI e Brent e sono scesi fino al 2% attestandosi rispettivamente a circa 99 dollari e intorno a 107 dollari al barile. Gli investitori hanno soppesato le persistenti tensioni geopolitiche rispetto ai segnali di una ripresa delle forniture petrolifere dal Medio Oriente, che si stanno avvicinando ai livelli pre-conflitto.
Aumentano i flussi di petrolio ma proseguono gli attacchi in Medio Oriente
Il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha dichiarato che i flussi di petrolio dal Golfo Persico sono risaliti a circa l’80% dei livelli pre-bellici, sebbene le spedizioni di prodotti raffinati rimangano limitate. Il Presidente statunitense Donald Trump ha inoltre affermato di aver raggiunto un accordo con la Russia per l’esportazione di gasolio e di aver posticipato ulteriori sanzioni, per evitare di compromettere i negoziati di pace con l’Ucraina.
Nel frattempo, domenica, alcuni attacchi ucraini hanno provocato incendi presso un terminale di esportazione petrolifera e un deposito a San Pietroburgo. In Medio Oriente, gli scontri tra l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, sono proseguiti senza mostrare segni di attenuazione, mentre nel fine settimana tre petroliere hanno subito danni nello Stretto di Hormuz.
Il prezzo del gas si impenna ai massimi dal 2022
I danni alle petroliere nello Stretto di Hormuz e la scarsa disponibilità di GNL proveniente dal Golfo, che ostacola gli sforzi dell’UE per ripristinare le riserve di gas in vista dell’inverno, hanno determinato un’impennata del prezzo del gas sulla piazza TTF di Amsterdam che non si vedeva da quasi quattro anni. I contratti future sul mese di novembre salgono infatti fino all’1,7% a 89 euro al MWh, ai massimi da dicembre del 2022, anche se ancora ben lontano dal massimo storico di oltre 330 euro dell’agosto dello stesso anno.
Nelle ultime settimane, i livelli di stoccaggio del gas in Europa sono aumentati costantemente, raggiungendo il 74,31% della capacità al 18 ottobre, ma rimangono comunque inferiori alle medie tipiche per questo periodo dell’anno. É messa meglio l’Italia, dove le scorte sfiorano il 90% a 10 giorni dalla chiusura della stagione degli stoccaggi; decisamente peggio, invece, la Germania al 61%.
Le tensioni in corso e le minacce alla sicurezza in Medio Oriente hanno alimentato preoccupazioni riguardo alla sicurezza della navigazione e a una maggiore contrazione dell’offerta globale di energia. I flussi di GNL dalla regione rimangono inferiori di circa l’80% rispetto ai livelli dello scorso anno, cosa che rende più accesa la competizione tra i maggiori importatori mondiali di GNL, Europa e Asia, per accaparrarsi i carichi disponibili con l’avvicinarsi dell’inverno.
(Foto: © Amikishiyev / 123RF)
