(Teleborsa) – Il divario digitale è anche una questione di età, e gli ultimi dati lo misurano con precisione. Secondo il report Istat “Cittadini e ICT – Anno 2025“, pubblicato il 22 aprile 2026, il 54,3% della popolazione tra 16 e 74 anni ha competenze digitali almeno di base. Sono 8,4 punti in più rispetto al 2024, ma l’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030 resta distante. Tra i 65 e i 74 anni la quota scende al 27,4%.
Migliora l’accesso alla connessione: il 63,9% delle famiglie composte solo da over 65 ha internet in casa, 3,3 punti in più dell’anno precedente. Il dato resta però lontano dal 98,7% delle famiglie con figli minori. Quanto all’identità digitale, nell’ultimo anno l’ha usata per accedere ai servizi online il 47% delle persone dai 15 anni in su. Qui pesa il titolo di studio: 77% tra i laureati, 24,7% tra chi si è fermato alla licenza media.
Sono i numeri dell'”ultimo miglio” della transizione digitale della pubblica amministrazione. Il problema non è l’offerta di servizi, ma la diffusione delle competenze. Consultare il cedolino della pensione, presentare una domanda di prestazione, chiedere il ricalcolo di un assegno: per milioni di cittadini la digitalizzazione ha reso queste operazioni più rapide. Una parte della popolazione più anziana, invece, ha bisogno di essere accompagnata. L’autenticazione con SPID, i portali a più livelli e le procedure in più passaggi restano ostacoli difficili da superare senza aiuto, come rilevano le analisi dell’INPS e dell’Agenzia per l’Italia digitale. E la delega digitale, che permette a un familiare di operare per conto dell’anziano, è ancora poco conosciuta.
L’INPS si sta muovendo su due fronti. Il primo è il personale. Il Piano triennale dei fabbisogni 2026-2028, aggiornato con deliberazione del consiglio di amministrazione dello scorso 29 aprile, prevede 7.635 assunzioni per il solo 2026, tra budget già autorizzati da precedenti DPCM, rimodulazioni e assunzioni ex lege. Oltre 4.100 funzionari saranno destinati a progettazione, erogazione e controllo dei servizi. Il secondo fronte è la tecnologia: l’Istituto ha investito in digitalizzazione e intelligenza artificiale per semplificare le procedure e ridurre i tempi di risposta.
Nonostante questo, alle prestazioni si accede ancora soprattutto attraverso un intermediario, e il canale storico è quello dei patronati. Gli istituti riconosciuti sul territorio nazionale sono 22 e assistono gratuitamente chi deve presentare una pratica di pensionamento: vecchiaia, anticipata, invalidità, superstiti. Il sistema non pesa sulla fiscalità generale. A finanziarlo è il Fondo patronati, alimentato da un’aliquota dello 0,199% sui contributi previdenziali e assistenziali incassati da INPS, INAIL e dagli altri enti. Si tratta di centinaia di milioni di euro l’anno, ripartiti tra gli istituti per il 10% in base alla presenza organizzativa sul territorio e per il 90% in base all’attività effettivamente svolta.
Accanto ai patronati è cresciuta un’offerta privata di consulenza previdenziale a pagamento. Tra gli operatori c’è MiaPensione, società di consulenza che riferisce un aumento delle richieste di assistenza nell’ultimo anno e piani per ampliare l’organico su base nazionale entro dicembre. “La domanda di consulenza cresce perché il bisogno di orientarsi tra le regole previdenziali è enorme, e non riguarda solo gli anziani”, osserva l’amministratore delegato Andrea Martelli. Secondo la società, una quota rilevante dei clienti arriva alla consulenza dopo aver già avviato una pratica attraverso altri canali.
La partita è destinata ad allargarsi: le proiezioni demografiche Istat indicano che gli over 65 supereranno i 19 milioni entro il 2040, e con loro crescerà il numero di persone potenzialmente esposte alle barriere di accesso. Resta aperto il tema del confine tra i due canali. Le prestazioni previdenziali di base sono erogate gratuitamente dai patronati, finanziati con contributi già versati dai lavoratori. L’offerta privata a pagamento occupa un segmento vicino, quello della consulenza personalizzata, il cui valore aggiunto rispetto al servizio gratuito non è misurabile su dati pubblici. Per ora, quindi, la crescita del mercato privato è documentata solo dalle dichiarazioni degli operatori e la sua sostenibilità dipenderà dalla capacità di offrire servizi che il canale pubblico non copre.
