(Teleborsa) – Confindustria taglia le stime sul PIL italiano a +0,6%, ma lo scenario potrebbe anche essere peggiore (PIL a +0,2%) causa dei dazi imposti dagli USA, che si prevede avranno un impatto pesante sull’export e sull’economia. La crescita dell’economia italiana potrebbe riprendere slancio solo nel 2026. E’ quanto stima l’Ufficio Studi Confindustria nell’ultima indagine congiunturale.
Il PIL italiano nel 2025 è atteso crescere dello 0,6%, per lo più in linea con il +0,7% quanto osservato nel 2024. Questa bassa dinamica – sottolinea il CSC – è in buona misura dovuta a un’eredità statistica piuttosto povera, vale a dire la variazione che si avrebbe nel 2025 se nei quattro trimestri la crescita fosse nulla: +0,1% con i dati trimestrali destagionalizzati e corretti, ma che diventa circa zero depurando il dato annuale dell’effetto stimato della correzione per i giorni lavorativi. La crescita nel 2026, invece, è attesa riprendere slancio, al +1,0%.
In positivo agirà il proseguimento del taglio dei tassi della BCE, la cui attesa rimane confermata, e dovrebbe continuare fino a dicembre 2025 portando la politica monetaria al tasso neutrale. Si ritiene che la politica monetaria possa esplicare pienamente i suoi effetti soprattutto a partire dall’ultimo trimestre del 2025 e l’effetto positivo massimo dovrebbe persistere nel 2026.
Anche l’implementazione del PNRR avrà un impatto positivo nel biennio: tra il 2025 e il 2026 le risorse programmate ammontano a circa 130 miliardi. L’ipotesi sottesa allo scenario CSC è che venga spesa la metà delle risorse pianificate, circa 65 miliardi, pur riconoscendo la possibilità che, a consuntivo, la spesa effettiva possa risultare superiore a questa stima.
In negativo agisce l’ennesimo rincaro dell’energia, che non tocca i picchi del 2022, ma minaccia la competitività delle imprese italiane e riduce il reddito disponibile delle famiglie. Ma soprattutto, in negativo sta agendo l’ondata di dazi annunciata dall’Amministrazione americana che rischia di destabilizzare l’economia mondiale e, in particolare, quella italiana, la cui esposizione è elevata, visto che gli USA sono il secondo mercato per i nostri beni. La ripresa del commercio internazionale è prevista più lenta di quanto ci si attendesse a ottobre e sarà ancora contenuta nel 2025 e 2026.