(Teleborsa) – Il calo del disavanzo fiscale italiano al 3,1% del PIL nel 2025 sostiene le prospettive di finanza pubblica, tanto che è ancora possibile l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo nel 2026, ma il mantenimento di avanzi primari e la stabilità politica saranno essenziali per gestire una crisi prolungata in Medio Oriente, l’aumento della spesa per la difesa e la crescita della spesa pensionistica. E’ quanto emerge da una ricerca di Scope Rating firmata da Carlo Capuano e Alessandra Poli, dal titolo: “Le prospettive fiscali dell’Italia messe alla prova dal conflitto in Medio Oriente, dall’aumento dei costi della difesa e dall’invecchiamento della popolazione”.
Possibile l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo nel 2026
Il disavanzo dell’Italia sta gradualmente migliorando dal 2023, sostenuto dal contenimento della spesa per interessi passivi e dall’aumento dell’avanzo primario, poiché il governo ha spostato il saldo primario da un deficit del 3,5% del PIL nel 2023 a un avanzo dello 0,7% nel 2025. Ciò riflette la forte crescita delle entrate fiscali e il contenimento della spesa pubblica, in particolare attraverso la riduzione delle agevolazioni fiscali per la ristrutturazione edilizia.
Si prevede un disavanzo del 2,8% del PIL nel 2026 e del 2,7% nel 2027, che si stabilizzerà intorno al 2,4% al 2030, sostenuto da un aumento dell’avanzo primario pari in media all’1,2% del PIL prima di raggiungere il picco dell’1,9% nel 2030.
In questa situazione, l’agenzia di rating ritiene che l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo sia ancora possibile nel 2026, con un anno di anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto, nonostante l’Istat abbia certificato un deficit leggermente superiore alla soglia di Maastricht del 3%. L’esito a questo punto dipenderà dal deficit 2025 rilevato da Eurostat, dalla valutazione della Commissione Europea e dalla decisione finale del Consiglio dell’UE.
L’aumento della spesa per la difesa
Una volta che l’Italia uscirà dalla procedure per disavanzo, il governo probabilmente richiederà l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per aumentare la spesa militare, che consente una deviazione temporanea dal percorso della spesa primaria. Questo consentirebbe di aumentare la spesa per la difesa dello 0,15% del PIL nel 2026 e nel 2027 e dello 0,2% nel 2028, rispetto al 2% stimato per il 2025, portando la spesa militare totale a circa il 2,5% del PIL nel 2028.
L’Italia riceverà 14,9 miliardi di euro di prestiti SAFE (pari allo 0,7% del PIL del 2025) dalla UE a copertura dell’aumento previsto della spesa per la difesa nel 2026-2028, riducendo i relativi costi per interessi. E secondo Scope Ratings questa spesa aggiuntiva non dovrebbe “alterare in modo significativo il deficit di bilancio, a meno che la crisi in Medio Oriente non abbia un effetto prolungato”.
L’esplosione della spesa pensionistica
L’agenzia di rating ricorda inoltre che l’Italia dovrà affrontare uno degli aumenti più rapidi della spesa pensionistica tra le grandi economie europee nel prossimo decennio, passando dal 15,5% circa del PIL nel 2025 al 16,4% nel 2030, per poi raggiungere il picco del 17,3% nel 2037.
Secondo il Debt Sustainability Monitor 2025 della Commissione Europea, si prevede che il costo dell’invecchiamento aumenterà in media di circa lo 0,3% del PIL all’anno nel periodo 2027-2030 e di circa lo 0,9% in media all’anno nel periodo 2031-2035, principalmente a causa dell’aumento della spesa pensionistica.
Supponendo che metà di questi costi aggiuntivi legati all’invecchiamento demografico siano compensati attraverso riallocazioni di bilancio, l’aumento del costo della vita legato all’invecchiamento demografico ridurrebbe gradualmente l’avanzo primario nel tempo. Si stima che, dopo aver raggiunto un picco intorno all’1,9% nel 2030, l’avanzo primario potrebbe scendere a circa l’1,3% entro il 2035. Anche in questo scenario, il rapporto debito pubblico/PIL rimarrebbe su una traiettoria discendente graduale verso il 133% entro il 2035, rispetto al picco previsto del 138,4% nel 2026, ma questa traiettoria presuppone l’assenza di shock aggiuntivi.
Stabilità di governo cruciale dopo il 2027
Ne emerge che la la stabilità di governo e la continuità delle politiche dopo il 2027 sarà essenziale per portare avanti le riforme volte ad aumentare il potenziale di crescita dell’Italia, attualmente stimato intorno allo 0,7%, e per garantire il rispetto del quadro fiscale dell’UE.
La recente stabilità del governo – ricorda Scope Ratings – ha rafforzato la fiducia degli investitori, attraendo la domanda di debito pubblico italiano da parte degli investitori esteri. Ciò ha contribuito a mitigare l’aumento della spesa per interessi, che, tuttavia, si prevede in aumento al 4,2% del PIL (9,1% delle entrate) entro il 2030 dal 3,8% del 2025 e ancorata al 4% fino al 2035.
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