(Teleborsa) – L’UNGDCEC – Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili contesta la norma inserita nel ddl concorrenza che consente ai consulenti del lavoro di depositare i Bilanci presso il Registro delle imprese. Il deposito, infatti, comporta l’attestazione della conformità del documento informatico agli atti approvati dalla società e richiede la verifica della completezza della documentazione, dal bilancio in formato XBRL alla nota integrativa, fino al verbale di approvazione e alle relazioni degli organi di controllo, quando previste. Tutte attività che – si sottolinea – presuppongono una preparazione specifica in materia contabile e societaria.
“Chiediamo al legislatore di eliminare la disposizione e applicare lo stesso criterio a tutte le professioni: formazione, esame di Stato e competenze devono contare quando si attribuisce una responsabilità professionale”, afferma Francesco Cataldi, presidente dell’UNGDCEC.
“Il commercialista che deposita un bilancio – sottolinea – attesta sotto la propria responsabilità la conformità degli atti. È una funzione legata alla sua preparazione contabile e societaria, che non può essere ampliata considerando il deposito una semplice trasmissione telematica. Pertanto, bene ha fatto il nostro Consiglio Nazionale a prendere subito una posizione netta e chiara”.
L’Unione richiama anche la sentenza n. 12539/2026 del TAR del Lazio, che ha confermato l’esclusione dei commercialisti dal rilascio dell’Asse. Co. valorizzando le differenze tra i percorsi delle due professioni. L’UNGDCEC contesta quell’esclusione, ricordando che la legge abilita espressamente i commercialisti agli adempimenti in materia di lavoro e previdenza, e chiede coerenza nell’applicazione del criterio delle competenze.
“Il bilancio depositato è il documento su cui soci, creditori, banche e controparti valutano l’affidabilità di un’impresa”, afferma Sebastiano Zanette, consigliere di Giunta nazionale UNGDCEC con delega al diritto societario, aggiungendo “la sua pubblicità è un presidio del sistema societario. Chi lo trasmette ne attesta la conformità, e questo richiede di conoscere a fondo ciò che si attesta. Ridurre il deposito a un adempimento esecutivo, alla portata di chiunque disponga di una firma digitale, indebolisce la trasparenza che la norma vuole garantire”.
