(Teleborsa) – La fiducia dei consumatori nell’Eurozona è peggiorata notevolmente nei mesi successivi allo scoppio della guerra in Medio Oriente, provocando un significativo calo dei consumi delle famiglie. È quanto emerge da un articolo del Bollettino economico della Banca centrale europea (BCE).
Guardando all’indagine CES (Consumer Expectations Survey) della BCE di aprile, gli economisti di Francoforte evidenziano una rallentamento sostanziale della dinamica dei consumi: dopo essersi attestata in media intorno al 3-4% dalla metà del 2024, la crescita nominale dei consumi è scesa a circa il 2,5% su base annua nell’aprile 2026. Le categorie di spesa discrezionali – per le quali è più facile posticipare la spesa – hanno registrato il calo maggiore, mentre la spesa nominale per l’energia è aumentata, principalmente a causa dell’aumento dei costi dei trasporti, compreso il carburante. Altri beni di prima necessità, in particolare l’abitazione e gli alimenti, si sono dimostrati resilienti.
Lo studio evidenzia che il calo dei consumi ad aprile è stato il doppio rispetto a quanto suggerirebbero le tendenze storiche ed è paragonabile, per entità, alla reazione delle famiglie alla guerra della Russia in Ucraina all’inizio del 2022. “Ciò suggerisce che il canale della fiducia è particolarmente forte in caso di shock di grande portata, ampiamente percepiti come tali dai consumatori”, viene sottolineato.
In tempi normali, le variazioni della fiducia possono in parte riflettere fluttuazioni o percezioni individuali delle famiglie. Nel contesto della guerra in Medio Oriente, tuttavia, lo shock è “diffuso, rilevante e direttamente collegato ai rischi per i prezzi dell’energia, l’inflazione e i redditi reali”. Pertanto, il calo della fiducia sembra avere un impatto più forte e immediato sui consumi. “Ciò rafforza l’idea che il rallentamento non sia il risultato di vincoli di reddito stringenti, bensì del fatto che le famiglie posticipano gli acquisti quando hanno la possibilità di modificare i tempi di spesa”, viene evidenziato.
Le famiglie temevano inoltre che la rapida inflazione causata dal conflitto potesse erodere i redditi reali e il 40% degli intervistati ha dichiarato di non aspettarsi un recupero di tale perdita di reddito.
