(Teleborsa) – E’ scattato puntualmente questa mattina lo sciopero di 24 ore dei dipendenti ex Ilva in tutti e tre gli stabilimenti italiani – Taranto, Genova e Novi Ligure – proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb per scongiurare la chiusura definitiva della principale acciaieria italiana, dopo che Acciaierie d’Italia ha confermato venerdì scorso che procederà con un pre-spegnimento degli impianti a caldo. Il Governo ha assunto l’impegno ad intervenire con nuovi ammortizzatori sociali, che coprano più dei 4.450 dipendenti dello stabilimento tarantino sino a febbraio 2027.
La mobilitazione dei dipendenti di AdI, Ilva e indotto si è mossa in mattinata da Taranto, dove l’attività produttiva è completamente ferma, in attesa della pronuncia della Cassazione il prossimo 20 ottobre. La giornata è iniziata con un’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione, dove i segretari sindacali hanno fatto il punto sulla vertenza. Un gruppo di lavoratori e delegati ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni e non sono esclusi altri blocchi nel corso della giornata.
Il Corteo a Genova è partito puntualmente in prima mattinata dai cancelli dello stabilimento di Cornigliano per arrivare sotto alla Prefettura. Il Corteo, che ha coinvolto più di 500 lavoratori metalmeccanici e gli studenti del liceo Gobetti, che hanno sfilato con uno striscione “al fianco dei lavoratori ex Ilva”, era capitanato da uno striscione rosso con scritto ‘Che l’inse’ e da una scorta di grandi mezzi utilizzati in fabbrica, simbolo delle proteste dei lavoratori durante il presidio di due giorni che bloccò l’intera città di Genova a dicembre 2025.
Anche a Novi Ligure la mobilitazione si è spostata verso il centro, con in testa il sindaco Rocchino Muliere in fascia tricolore, per protestare contro la chiusura degli stabilimenti. “Voglio rappresentare tutta Novi, di fianco ai lavoratori, con i lavoratori in questa battaglia. Una battaglia di tutta la città, di un territorio intero”, ha affermato il primo cittadino.
Dopo l’incontro a Palazzo Chigi della scorsa settimana, le organizzazioni sindacali hanno dovuto prendere atto che l’unico aspetto attualmente in discussione sono gli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro. Ma la speranza è l’ultima a morire ed i sindacati hanno ribadito “è necessario che il governo riconfermi l’impegno di un progetto industriale complessivo dell’area tarantina e di tutti gli altri territori coinvolti, che veda la siderurgia quale elemento centrale e strategico, a cui affiancare un progetto ed un piano sociale (strumenti di risarcimento per il riconoscimento esposizione rischi, prepensionamento, esodi incentivati, ecc…) in grado di poter prevedere soluzioni per tutti i dipendenti dell’ex ILVA”.
