(Teleborsa) – L’impatto dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina sulla crescita t/t del PIL nel trimestre corrente può essere quantificato in una forchetta tra lo 0,1% e lo 0,2%. Lo afferma Intesa Sanpaolo in una ricerca sul tema, spiegando che il contributo diretto deriva dalla vendita dei biglietti e dalle concessioni di diritti TV (da soli, questi due fattori giustificano un decimo di impatto sul PIL), a cui si aggiunge l’effetto dell’incremento del turismo e dei trasporti sia in città che nelle sedi montane dei Giochi (che potrebbe giustificare un altro decimo di incremento del PIL).
La stima nella forchetta 0,1-0,2% si basa esclusivamente sugli effetti diretti, senza includere moltiplicatori macroeconomici, e segue i principi di contabilità nazionale che registrano le transazioni nel momento del consumo effettivo dei servizi, non nel momento del pagamento, si legge nella ricerca fimata dagli economisti Riccardo Bellesia e Alessia Gavazzi.
Prima dei Giochi, a fronte di un obiettivo di vendita fissato a 1,5 milioni, i biglietti venduti ammontavano a circa 1,1 milioni. Tuttavia, l’acquisto dei biglietti (soprattutto da parte del pubblico locale) è aumentato a Giochi iniziati, e ha superato 1,3 milioni (pari a circa l’88% della disponibilità complessiva). L’evento ha attratto un pubblico fortemente internazionale con il 63% degli spettatori proveniente dall’estero, mentre il 37% era composto da pubblico italiano. Considerando anche le Paralimpiadi in programma dal 6 al 15 marzo, si dovrebbero superare 1,35 milioni di biglietti venduti. Assumendo un prezzo medio dei biglietti di circa 150 euro, entro la fine dei Giochi i ricavi generati dalla vendita dei biglietti dovrebbero aver superato i 200 milioni di euro (pari allo 0,04% del PIL trimestrale). Questa componente avrà impatto sul PIL, dal lato della domanda, attraverso i consumi di servizi (per il pubblico locale) e l’export di servizi (per la parte di biglietti venduta a non residenti); sul fronte della produzione del valore aggiunto, il settore impattato sarà quello dei servizi alle famiglie.
I diritti televisivi generano introiti pari a 452 milioni di dollari, erogati dal CIO in più tranche per circa il 60% prima e durante i giochi e per il restante 40% ad evento concluso. Si tratta di circa 380 milioni di euro, con un impatto di 0,07% sul PIL nominale (con effetti sull’export di servizi dal lato delle componenti di domanda, e sul settore dei servizi di informazione e comunicazione dal lato della produzione del valore aggiunto).
La spesa turistica legata all’evento dovrebbe generare un impatto in termini lordi di quasi 500 milioni di euro, sulla base di un flusso di presenze di almeno 500 mila turisti divisi tra i quattro poli organizzativi. La stima tiene conto di un aumento medio dei prezzi delle strutture ricettive che supera il 160%. “Tuttavia, l’impatto netto sarà verosimilmente inferiore: come ripetutamente evidenziato dalla letteratura economica, in occasione dei grandi eventi si verifica un effetto di “spiazzamento” – mentre un gran numero di turisti internazionali accorre appositamente per assistere all’evento e questo flusso ha un impatto positivo, altri turisti, che avrebbero visitato le città ospitanti in assenza dell’evento, vi rinunciano a causa dei rincari dei prezzi e della congestione delle strutture ricettive e di trasporto”, spiegano gli economisti. Ad esempio, nel caso dei giochi olimpici estivi di Parigi nel 2024, il flusso di visitatori legato all’evento è stato stimato in 1,12 milioni, ma i visitatori non legati all’evento sono calati da 8,33 milioni a 7,02 milioni, con un saldo netto negativo di -190 mila unità.
Un discorso simile vale per l’incremento atteso del trasporto locale, che è stato rafforzato durante le settimane di Olimpiadi e Paralimpiadi, sui territori urbani ed extra-urbani. Si stimano circa 100 mila passeggeri aggiuntivi nelle settimane dei Giochi. A livello di traffico aereo, l’area di Milano ha registrato durante le Olimpiadi volumi vicini a quelli della stagione estiva.
In merito all’impatto occupazionale, le stime convergono su circa 36 mila posizioni complessive tra occupazione diretta e indotto, con una prevalenza di contratti a termine legati a cantieri, logistica e servizi ad-hoc connessi. “Più che aumentare in modo strutturale il numero di occupati, le Olimpiadi stanno soprattutto generando maggiore intensità lavorativa e più ore lavorate nei territori coinvolti“, scrivono Bellesia e Gavazzi.
Le maggiorazioni dei costi rispetto ai programmi iniziali superano il 20%, ma ciò non rappresenta una novità rispetto alle precedenti edizioni. Rispetto al piano originario del 2019, le stime di costo sono state riviste al rialzo per effetto dello shock inflattivo del 2022-23, nonché per l’inclusione di ulteriori interventi infrastrutturali non previsti inizialmente o modificati nel tempo. Le stime più aggiornate collocano la spesa complessiva a 5,2 miliardi di euro, di cui 3,5 miliardi consistono in spesa in conto capitale e il resto in costi operativi legati all’organizzazione dei Giochi. Nella parte operativa, lo scostamento rispetto al budget per la candidatura è ad oggi di circa 400 milioni di euro (+20% in termini reali).
Il piano delle opere connesse a Milano-Cortina vale complessivamente circa 3,5 miliardi di euro, distribuiti su circa 98 interventi. Per circa due terzi si tratta di opere infrastrutturali e di trasporto. Ad oggi risultano completati meno della metà dei progetti, mentre oltre il 50% degli interventi proseguirà dopo i Giochi, con una parte dei cantieri prevista in chiusura nel corso di un decennio. Nel medio periodo, il completamento delle infrastrutture potrebbe aumentare la connettività e l’attrattività dei territori interessati. “Tuttavia – dicono gli esperti di Intesa Sanpaolo – ci sono due considerazioni da fare al riguardo: primo, tali opere non sono state finanziate dall’evento e avrebbero potuto essere deliberate e attuate in ogni caso; secondo, in un contesto di risorse scarse la valutazione costi-benefici dei progetti dovrebbe tenere conto degli impieghi alternativi che i capitali avrebbero potuto avere sul territorio nazionale. La letteratura economica in merito all’effetto di medio termine dei “grandi eventi” (e delle Olimpiadi in particolare) non consente di trarre indicazioni sicure di un bilancio positivo tra benefici e costi”.
