(Teleborsa) – “Siamo noi ad avere il controllo in Venezuela”. Con queste parole il Presidente americano Donald Trump mette fine ad una querelle di due giorni fra la resistenza del regime chavista e l’amministrazione USA, seguita al blitz dell’esercito USA a Caracas ed alla cattura di Nicolas Maduro e della moglie, ora in stato d’arresto presso una rinomata prigione di Brooklyn, conosciuta come la Guantanamo di New York.
Parlando a bordo dell’Air Force One, Trump ha anche minacciato il Messico e la Colombia. “La Colombia è governata da un uomo malato, ma non lo farà ancora per molto tempo: l’operazione Colombia mi sembra una buona idea”, ha affermato il Presidente, minacciando anche il Messico per traffico di droga e immigrazione clandestina e Cuba, che dice essere “pronta a cadere”.
Trump ha lanciato avvertimenti anche alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, postasi alla guida del Paese dopo esser stata investita dalla Corte Suprema venezuelana come presidente ad interim ed aver ottenuto il supporto dell’esercito venezuelano. “Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”, ha detto il tycoon.
Il primo a mettere in discussione la legittimità della leadership di Rodriguez era stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha avuto un ruolo da protagonista nel blitz che ha portato alla caduta di Maduro. Rubio, spiegando che oggi in Venezuela ci sono persone “che possono effettivamente apportare dei cambiamenti”, ha precisato che un governo venezuelano legittimo potrà nascere solo dopo un periodo di transizione e un’elezione. Al momento, sono gli Stati Uniti alla guida del Venezuela.
Trump, scaricando la leader dell’opposizione e Premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, ha riaffermato anche la Dottrina Monroe, battezzandola Dottrina Donroe in omaggio al suo nome, tornando ad ipotizzare anche la presa della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. Sempre quei motivi che hanno giustificato il suo intervento a sorpresa in Venezuela, senza passare per il Parlamento.
L’ipotesi di intervento in Groenlandia ha già creato un incidente diplomatico con la Danimarca. “Ci aspettiamo il pieno rispetto dell’integrità territoriale del nostro Regno”, ha chiarito l’ambasciatore danese, dopo un post sui social di Katie Miller, moglie del vice capo di gabinetto di Trump, Stephen Miller, in cui mostrava la Groenlandia con la bandiera a stelle e strisce.
E mentre si consumano le mire imperialiste di Trump, si attende l’apertura dei mercati azionari europei, da cui ci si attende una certa volatilità oggi e nei prossimi giorni, dopo che l’Asia ha voluto ignorare le vicende che si consumano in America Latina. Anche il petrolio tratta in ribasso sui mercati internazionali, dopo il nulla di fatto dell’Opec+ sulle quote produttive, poiché non si ritiene che la questione Caracas avrà impatto su un mercato atteso in surplus, tanto più che lìattuale produzione veneguelana si aggira appena sugli 800mila barili al giorno.
