(Teleborsa) – Secondo l’indagine HCOB PMI-S&P Global, l’indice PMI manifatturiero a marzo 2025 è salito a 48,6 punti, leggermente inferiore dei 48,7 punti della stima preliminare. L’indicatore dello stato di salute del settore manifatturiero si conferma però ancora al di sotto della soglia dei 50 punti, che fa da spartiacque fra recessione ed espansione.
Si tratta dei “primi segnali di una significativa ripresa del settore manifatturiero dell’eurozona, con i risultati finali dell’indagine che segnalano il primo aumento mensile della produzione manifatturiera in due anni”, spiega S&P Global che cura l’indagine sui direttori acquisto della Zona Euro.
A livello nazionale, solo due Paesi a marzo hanno registrato valori dei rispettivi PMI manifatturieri in crescita: Grecia e Irlanda. La ripresa della Grecia è stata complessivamente elevata e la più rapida in quasi un anno, mentre quella irlandese ha perso vigore. Le condizioni delle imprese manifatturiere nelle altre nazioni sono rimaste difficili, anche se si sono registrati alcuni timidi segnali di ripresa, in particolare nelle due grandi economie dell’Unione monetaria, la Germania e la Francia, dove i dati del PMI manifatturiero sono stati rispettivamente i più alti degli ultimi 31 e 26 mesi.
“Il terzo aumento mensile consecutivo del PMI e il superamento della soglia di crescita dell’indice della produzione sono significativi che le cose si stanno mettendo bene per il settore. Una parte significativa di questi movimenti può avere a che fare con l’acquisizione anticipata degli ordini dagli Stati Uniti in vista dei dazi, che potrebbe però causare qualche contraccolpo nei prossimi mesi. Tuttavia, alla luce degli sviluppi geopolitici, si ipotizza sempre più che nei prossimi anni il settore della difesa si espanderà in modo significativo, con effetti positivi diretti e indiretti sul settore manifatturiero”, ha commentato Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank.
“L’inflazione nel settore rimane però contenuta – ha aggiunto -. Tuttavia, anche se a marzo la quotazione del petrolio e del gas è scesa
significativamente, è straordinario che i prezzi di acquisto siano aumentati leggermente. Ciò potrebbe indicare che i prezzi di altri fattori di produzione sono aumentati. La BCE monitorerà attentamente la situazione, poiché negli ultimi anni l’inflazione è diminuita soprattutto grazie al calo di prezzo dei beni, mentre quella dei servizi è rimasta ostinatamente alta. Se i prezzi dei beni dovessero continuare ad aumentare, il quadro dell’inflazione si complicherebbe”.