(Teleborsa) – Secondo i dati AGSI aggiornati al 9 settembre 2026, il livello di riempimento medio dell’Unione europea si attesta al 67,33% (761,84 TWh), in netto calo rispetto al 79,63% (905,90 TWh) dello stesso giorno del 2025: oltre 12 punti percentuali in meno, per un deficit di circa 144 TWh rispetto a un anno fa. Il livello è “ben al di sotto della media quinquennale dell’84%. Questo lascia il mercato vulnerabile mentre ci avviciniamo alla prossima stagione di riscaldamento”, ha sottolineato ING.
Il calo riguarda praticamente tutti i principali mercati. La Germania mostra il divario più marcato: dal 74,22% di un anno fa al 54,98% attuale, quasi 20 punti in meno, con i volumi scesi da 184,91 a 136,06 TWh. Anche l’Italia, pur restando il primo Paese europeo per gas stoccato, arretra dall’89,68% all’84,06% (da 182,00 a 170,99 TWh), mentre la Francia scende dall’89,21% al 74,69% (da 112,15 a 92,52 TWh).
Flessioni ampie anche per Paesi Bassi (dal 67,02% al 50,72%), Spagna (dall’85,49% al 73,44%) e Belgio (dal 92,46% al 58,58%). Fanno eccezione Polonia, che pur scendendo resta ai vertici (dal 93,47% al 96,86%, unico Paese in miglioramento).
Gli stoccaggi di gas sono regolati dal Regolamento UE che nel luglio 2025 ha visto il Consiglio adottare una proroga di due anni delle norme, introducendo maggiore flessibilità per permettere agli Stati membri di adattarsi alle condizioni di mercato e contrastare eventuali manipolazioni. L’obiettivo vincolante resta fissato al 90% di riempimento, ma può essere raggiunto in qualsiasi momento tra il 1° ottobre e il 1° dicembre, con un margine di flessibilità del 10% per le difficoltà di riempimento; la Commissione può inoltre concedere un ulteriore margine fino al 5% in caso persistano condizioni di mercato sfavorevoli, portando la soglia operativa all’80% in condizioni normali e al 75% nei casi più estremi.
Algebris ha sottolineato che “l’Europa non era mai entrata nel mese di settembre con livelli di stoccaggio del gas così contenuti” ma ha comunque sottolineato che è improbabile che l’Europa vada incontro a una vera e propria carenza fisica di gas“, anche se “l’inverno si preannuncia costoso“. La società di gestione del risparmio ha calcolato che l’Europa ha già speso 4,5 miliardi di euro in più rispetto alla stessa data dello scorso anno per riempire gli stoccaggi, “pari a circa il 26% di spesa in più per il 15% di gas in meno“.
“Valorizzando le iniezioni necessarie a raggiungere l’obiettivo dell’80% sulla base della curva forward, con ottobre a 72,44 €/MWh, il costo implicito sarebbe di 11,6 miliardi di euro, circa il doppio di quanto l’UE ha pagato lo scorso anno per lo stesso volume di gas”, ha aggiunto.
La disparità tra Germania e Italia, in particolare, è un elemento che gli analisti energetici seguono con attenzione: un basso livello di riempimento tedesco in un contesto di prezzi già elevati – con il TTF che tratta a 80,2 euro/MWh, dopo aver superato ieri la soglia degli 80 euro per la prima volta dai primi mesi del 2023 – potrebbe tradursi in una domanda di importazioni aggiuntive nei prossimi mesi, con possibili ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi europei del gas.
