(Teleborsa) – Un recente report di S&P Global Ratings ha messo in evidenza che l’intelligenza artificiale (IA) e l’infrastruttura dei data center che la supporta sono diventati ormai uno dei principali temi di investimento. E ciò in particolare negli Stati Uniti, dove l’enorme crescita dei progetti di data center nel 2025 ha attirato ingenti investimenti che persisteranno, a un tasso previsto di oltre 900 miliardi di dollari per il resto del decennio. Tuttavia, le discussioni su potenziali correzioni di mercato si sono intensificate, anche se tali timori non hanno frenato il persistente slancio degli investimenti. La ricerca di S&P sulle dinamiche di questo mercato in rapida evoluzione ha individuato importanti vulnerabilità emergenti, che sono cruciali per la valutazione della resilienza a lungo termine del settore.
Molti concordano sul potenziale trasformativo dell’IA e della sua capacità di rimodellare le società, il modo in cui gli individui vivono e lavorano e i settori industriali. In questo settore S&P nota che la posta in gioco va oltre la supremazia commerciale e arriva ad abbracciare questioni di sovranità, autonomia strategica e influenza geopolitica: basti pensare a Stati Uniti e Cina che sono emersi come i principali attori nell’IA pur adottando approcci nettamente diversi.
Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale nell’economia reale, spiegano gli analisti, la natura dell’esposizione economica a questa tecnologia sta diventando significativamente più complessa, e ancora di più se si aggiunge un significativo livello di debito. Ciò è evidente anche nell’accelerata espansione delle infrastrutture di data center iperscalabili, che sta rimodellando il profilo di rischio degli sviluppatori e dei loro partner. La scala, la velocità di costruzione e la sofisticatezza tecnica richiesta da questi progetti creano punti di pressione per appaltatori, subappaltatori e fornitori, la cui esperienza, solidità patrimoniale e sistemi di gestione del rischio sono spesso inadatti alle tensioni che ne derivano.
Mentre la domanda di data center iperscalabili guida il ritmo dello sviluppo, molti degli attori responsabili della realizzazione di queste strutture si trovano ad affrontare vincoli che si traducono in significative vulnerabilità esecutive, finanziarie e contrattuali. Aspetti questi che sono ulteriormente amplificati da gradi di opacità e complessità, sia negli accordi contrattuali che in quelli finanziari.
S&P riscontra che negli ultimi mesi il motore finanziario che alimenta la corsa all’IA si è spostato dai mercati azionari, tradizionalmente culla dell’innovazione ad alto rischio, ai mercati obbligazionari.
L’espansione dei modelli di finanziamento incentrati sul debito ha fornito finanziamenti significativi all’ecosistema dell’IA, al di là delle aziende tecnologiche più grandi e meglio capitalizzate. Ciò offre nuove opportunità sia alle aziende emergenti che ai partecipanti dell’economia reale, compresi quelli coinvolti nella costruzione di data center e nelle relative catene di fornitura. Ha inoltre ampliato la base di investitori in IA, offrendo nuove opportunità a coloro che desiderano finanziare lo sviluppo dell’IA.
La nuova configurazione finanziaria, tuttavia, estende i rischi oltre gli investitori azionari, che sono in genere abituati ad assumere posizioni speculative, spostando una quota crescente dell’onere su creditori, appaltatori, fornitori, enti pubblici e intermediari finanziari.
Le dimensioni in rapida crescita di questi data center potrebbero costringere molti appaltatori ad accettare progetti che superano la loro esperienza in termini di dimensioni e complessità. Con l’accorciarsi dei tempi di consegna sotto la pressione dei grandi clienti tecnologici/di intelligenza artificiale (hyperscaler), il divario tra le esigenze di questi progetti e le risorse disponibili per realizzarli sta diventando sempre più evidente.
Secondo S&P sarebbe gli sviluppatori a trovarsi probabilmente ad affrontare la maggior parte del rischio finanziario legato a questi progetti: gli analisti hanno visto strutture contrattuali che rendono gli sviluppatori, piuttosto che gli appaltatori, responsabili di sforamenti di costi e ritardi. Allo stesso tempo, gli appaltatori potrebbero essere soggetti solo a sanzioni lievi e avere limiti di responsabilità, il che li incentiva meno a completare i progetti nei tempi previsti. Tuttavia, gli appaltatori potrebbero dover affrontare ingenti requisiti di approvvigionamento anticipato e spesso non hanno la capacità di estendere o aumentare il finanziamento del capitale circolante.
Come detto, la corsa all’AI ha ampliato la base di investitori e operatori delle catene di fornitura. S&P ha evidenziato che molti appaltatori di medie dimensioni operano con bilanci ristretti e stanno diventando sempre più dipendenti dalla leva finanziaria per finanziare una rapida crescita. Alla maggior parte degli appaltatori coinvolti nel settore S&P Global Ratings ha assegnato un rating non-investment grade, in alcuni casi nella categoria “B”.
Questa valutazione sulla qualità creditizia riflette già i rischi emergenti che le aziende affrontano con l’aumento delle attività legate ai data center, che creano rischi di concentrazione. La valutazione su queste realtà riflette anche debolezze che vanno oltre la crescente esposizione ai data center, tra cui tensioni di liquidità dovute all’aumento dei costi di finanziamento e alla necessità di prefinanziare materiali o personale.
In questo contesto, spiegano gli analisti, anche sforamenti di costo moderati possono erodere la redditività e indebolire l’affidabilità creditizia. Inoltre, la natura interconnessa delle catene di fornitura implica che lo stress finanziario in un singolo momento possa tradursi in ritardi di progetto più ampi, amplificando sia i rischi di esecuzione che quelli finanziari.
