(Teleborsa) – Crolla l’oro in avvio di settimana, con i futures sul Comex in scadenza a giugno 2026 che perdono il 7,6% a 4.259 dollari l’oncia e l’oro spot che tratta a 4.199 dollari l’oncia, in calo del 6,5%. A pesare è l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha alimentato i timori di inflazione e accresciuto le aspettative di un aumento dei tassi di interesse globali.
La scorsa settimana l’oro ha perso oltre il 10%, registrando la sua peggiore settimana dal febbraio 1983, e ha inoltre perso più del 20% rispetto al picco record di 5.594,82 dollari l’oncia raggiunto il 29 gennaio.
“Nonostante l’escalation della guerra con l’Iran, i prezzi dell’oro sono diminuiti dall’inizio del conflitto, evidenziando come i fattori macroeconomici, in particolare i tassi di interesse, il dollaro statunitense e il posizionamento multi-asset, continuino a dominare le dinamiche dei prezzi a breve termine – ha fatto notare in una nota Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING – Questo andamento è coerente con precedenti episodi di shock, in cui le esigenze di liquidità tendono a prevalere sulla domanda di beni rifugio nelle fasi iniziali”.
“Più in generale, la geopolitica da sola raramente influenza i prezzi dell’oro in modo prolungato – ha aggiunto – ciò che conta è come tali shock si ripercuotono sull’inflazione, sulla politica monetaria e sul dollaro. Nel breve termine, un dollaro statunitense più forte e l’elevata liquidità dell’oro possono renderlo una fonte di finanziamento durante i periodi di stress”.
Sebbene l’inflazione in aumento solitamente incrementi l’attrattiva dell’oro come bene rifugio, gli alti tassi frenano la domanda di questo asset che non genera rendimento.
Anche altri metalli preziosi mostrano un forte calo questa mattina: l’argento spot è sceso del 9,9% a 62,7 dollari l’oncia, il platino spot ha perso il 7,3% attestandosi a 1.787 dollari.
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