(Teleborsa) – Si muove in calo il prezzo del greggio, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha confermato il ritorno delle principali aziende petrolifere USA in Venezuela, con lo scopo di far ritornare a pieno regime la macchina produttiva venezuelana, privata di investimenti e ammodernamenti da oltre 10 anni. Il Venezuela “consegnerà” agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di “petrolio sanzionato”, ha scritto Trump ieri in un post sui social media, che al limite alto della forchetta vale circa 2,8 miliardi di dollari.
Si tratta di “una prospettiva che rafforza lo scenario di surplus di offerta previsto per il 2026, con la conseguenza di limitare il rialzo delle quotazioni petrolifere”, commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo.
Alle 11:50 ora italiana, il future sul WTI (febbraio 2026) mostra una diminuzione dello 0,7% a 56,7 dollari al barile, mentre il future sul Brent (marzo 2026) segna un calo dello 0,4% a 60,5 dollari al barile.
Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo, circa 300 miliardi di barili, una quantità che sarebbe sufficiente a coprire l’attuale consumo di petrolio statunitense per i prossimi 50 anni, fanno notare gli analisti di Unicredit. Sebbene gli Stati Uniti siano ora il maggiore produttore di petrolio al mondo e di fatto indipendenti dal punto di vista energetico, il greggio pesante venezuelano è particolarmente adatto alle raffinerie americane. Secondo gli esperti, tuttavia, “queste riserve non influenzeranno in modo significativo il bilancio globale del petrolio o i prezzi nel breve termine, e che non sono necessarie in un mercato già in eccesso di offerta. Attualmente, il Venezuela produce circa 1 mb/g, il che lo rende un produttore marginale. La produzione potrebbe potenzialmente recuperare verso i 3 mb/g, il livello in cui si trovava all’inizio degli anni 2000, ma gli ammodernamenti necessari alle infrastrutture petrolifere venezuelane richiederebbero diversi anni. È improbabile che un aumento sostenuto verso i 6,5 mb/g (l’ambizione di Caracas negli anni ’90) si concretizzi in questo decennio”.
Gli analisti di Morgan Stanley hanno stimato che il mercato petrolifero potrebbe raggiungere un surplus di ben 3 milioni di barili al giorno nella prima metà del 2026, sulla base della debole crescita della domanda dello scorso anno e dell’aumento dell’offerta dell’OPEC e dei produttori esterni al gruppo.
