(Teleborsa) – L’escalation del conflitto in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz rischiano di innescare un accelerazione generale dell’inflazione che colpirà l’Italia con un’intensità superiore a qualsiasi altra economia avanzata. Secondo un’analisi di Oxford Economics riportata dal Financial Times, l’impennata dei costi energetici avrà l’impatto maggiore proprio nel nostro Paese, dove l’inflazione nel quarto trimestre di quest’anno potrebbe aumentare di oltre 1 punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni.
Il confronto internazionale evidenzia la particolare vulnerabilità italiana. Mentre l’Eurozona nel suo complesso e il Regno Unito registreranno un aumento dell’inflazione di poco superiore allo 0,5%, e gli Stati Uniti si fermeranno a un contenuto +0,2%, l’Italia paga il prezzo della sua forte dipendenza dalle importazioni e della volatilità dei prezzi del gas naturale. Le economie europee e asiatiche si trovano ad affrontare un’impennata dei prezzi molto più marcata rispetto al Nord America, poiché gli Stati Uniti, esportatori netti di petrolio e gas, beneficiano in parte del caro energia, ammortizzando il colpo sulle proprie industrie.
Il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz sta innescando uno shock dell’offerta paragonabile al crollo della domanda avvenuto durante i primi mesi della pandemia di COVID-19, ma di segno opposto. Martijn Rats, strategist di Morgan Stanley, ha avvertito che se le interruzioni dei flussi persisteranno, il mercato dovrà cercare un nuovo punto di equilibrio attraverso la distruzione della domanda, spingendo i prezzi del greggio ben oltre i 130 dollari al barile.
Circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati transitano normalmente attraverso lo Stretto. Il repentino arresto dei flussi sta già colpendo la catena di approvvigionamento fisica: le raffinerie asiatiche, fortemente esposte, stanno rallentando le operazioni, mentre a Singapore i prezzi del carburante per aerei sono passati da 90 a circa 200 dollari al barile.
Rats ha poi fatto notare che il “buffer” del sistema, rappresentato dagli stoccaggi, non è infinito. In Iraq e Kuwait si registrano già tagli alla produzione e alla raffinazione poiché la capacità di stoccaggio è prossima al limite e le rotte di esportazione restano bloccate.
