(Teleborsa) – Dalla fine di febbraio, con l’avvio del conflitto in Medio Oriente, i rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza nelle principali economie avanzate sono saliti su livelli storicamente elevati. Lo rileva la Banca d’Italia in un riquadro del Bollettino Economico di ottobre, dedicato alle cause del rialzo. Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5%, “un valore che non si osservava da oltre vent’anni”. Nell’area dell’euro il decennale ha raggiunto il 3,5% in Germania e il 4,9% in Francia, mentre in Italia si è portato al 4,6%.
Inflazione e politica monetaria
Secondo via Nazionale, il primo fattore è la revisione delle prospettive di inflazione e di politica monetaria dopo lo scoppio del conflitto. Le tensioni sui mercati energetici hanno provocato decisi rincari delle materie prime e dei loro derivati, aumentando i rischi al rialzo per l’inflazione. Gli operatori hanno quindi rivisto verso l’alto le attese sui tassi ufficiali. Oltre agli aumenti già decisi in alcune economie, i mercati assegnano una maggiore probabilità che nel corso del prossimo anno i tassi restino su livelli più alti di quanto previsto prima delle ostilità. Questo spinge al rialzo anche i rendimenti dei titoli di Stato.
USA ed Europa, dinamiche diverse
Bankitalia scompone l’aumento dei rendimenti in due componenti. La prima riflette le attese sui futuri tassi di politica monetaria lungo la vita residua dei titoli. La seconda è il premio a termine, cioè la compensazione richiesta dagli investitori per detenere titoli a più lunga scadenza. Negli Stati Uniti il rialzo del decennale dall’inizio del conflitto sarebbe dovuto all’aumento dei tassi a breve attesi. Questo riflette la crescita dell’economia americana e la prospettiva di una Federal Reserve più restrittiva, mentre il premio a termine “ha invece inciso in misura contenuta, ma è cresciuto nel periodo più recente”. Nell’area dell’euro la revisione dei tassi attesi ha pesato di più nella fase iniziale. Il premio a termine è salito progressivamente e nella fase più recente ha assunto un peso significativo.
Secondo la banca centrale, all’aumento dei premi a termine nell’area dell’euro possono aver contribuito gli accresciuti rischi sulle prospettive macroeconomiche, in un’area “più esposta agli shock energetici”. La maggiore incertezza sull’intensità e la persistenza delle pressioni inflazionistiche “rende meno prevedibile il sentiero futuro dei tassi di interesse e amplia il rischio di prezzo associato ai titoli a lunga scadenza”. Per questo gli investitori chiedono una maggiore compensazione per detenerli.
Il nodo dei debiti pubblici
Il rialzo degli ultimi mesi “si inserisce in una tendenza di più lungo periodo, alla quale possono aver contribuito determinanti più strutturali”, osserva Bankitalia. Il rapporto tra debito pubblico e PIL mondiale è cresciuto molto durante la pandemia, anche per le misure fiscali di sostegno, e resta sopra i livelli pre-Covid. Gli elevati disavanzi pubblici aumentano il volume di titoli che gli investitori privati devono assorbire. A loro volta, rendimenti più alti per un periodo prolungato fanno salire gli oneri di finanziamento del debito. “Ciò acuisce l’attenzione degli investitori per l’evoluzione delle finanze pubbliche“, con effetti al rialzo sul premio a termine e quindi sui rendimenti. Secondo il riquadro, sulla dinamica dei rendimenti può incidere anche la diversa composizione dei detentori del debito pubblico, con più investitori esteri e una quota minore in mano alle banche centrali.
La concorrenza delle big tech
Un altro fattore che potrebbe aver contribuito al rialzo più recente è la crescente domanda di finanziamenti delle grandi imprese tecnologiche statunitensi. Nei primi otto mesi del 2026 le emissioni obbligazionarie in dollari delle imprese statunitensi sono cresciute del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainarle sono state soprattutto le aziende che costruiscono le infrastrutture fisiche e digitali per l’intelligenza artificiale, “le cosiddette hyperscalers”. Nei primi otto mesi dell’anno queste società hanno raccolto 157 miliardi di dollari, circa 196 miliardi includendo le emissioni in altre valute. Nell’intero 2025 avevano raccolto 98 miliardi, 113 includendo le altre valute. Le loro emissioni in dollari rappresentano il 19% del totale delle imprese non finanziarie statunitensi. In prospettiva, avverte Bankitalia, le cospicue emissioni di titoli privati, soprattutto a lunga scadenza, “potrebbero accrescere la concorrenza con gli emittenti pubblici nei segmenti a maggiore durata, alimentando ulteriori pressioni al rialzo sui rendimenti dei titoli”.
