(Teleborsa) – I ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Unione europea, riuniti oggi a Lussemburgo, hanno trovato l’intesa politica sugli elementi chiave del Pacchetto per l’integrazione e la supervisione dei mercati dei capitali (MISP), il provvedimento che la Commissione considera il pilastro dell’Unione del risparmio e degli investimenti. Il compromesso, costruito dalla presidenza irlandese e ritoccato nel corso della notte per vincere le ultime resistenze, ha raccolto il sostegno di 25 Stati membri, con l’astensione del Belgio. Per arrivare al traguardo, però, è stato necessario ridimensionare in modo sensibile l’ambizione della proposta originaria, a partire dal numero di operatori destinati a passare sotto la vigilanza diretta europea. Una scelta che ha provocato la presa di distanza pubblica della Commissione europea e le perplessità della Banca centrale europea.
Il presidente di turno dell’Ecofin, il vicepremier e ministro delle Finanze irlandese Simon Harris, ha rivendicato il risultato sottolineando che l’Europa i risparmi li ha già e che ora si tratta di metterli al lavoro. Il riferimento è ai circa 10 mila miliardi di euro che le famiglie europee, secondo le stime citate dal Consiglio, tengono parcheggiati in depositi bancari a basso rendimento anziché investirli sui mercati dei capitali, ancora frammentati lungo i confini nazionali e penalizzati da prassi di vigilanza divergenti e costi aggiuntivi per chi opera oltre frontiera.
Il cuore della riforma è il rafforzamento dell’ESMA, l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, che assumerà la supervisione diretta delle sedi di negoziazione transfrontaliere più significative e delle principali infrastrutture di post-trading, come controparti centrali e depositari centrali di titoli, oggi vigilate dalle autorità nazionali. Il Consiglio ha però rivisto i criteri che fanno scattare il passaggio sotto l’ESMA, legati alla quota di mercato e all’attività transfrontaliera. Secondo quanto filtra da fonti comunitarie, le piattaforme di negoziazione interessate scendono da 12 a 8. Stando a quanto riportato da Radiocor, le quattro sedi escluse sono Deutsche Borse, Tradition, Tradegate e BME, la Borsa di Madrid controllata dal gruppo svizzero SIX. Rientra invece nel perimetro Euronext, la principale infrastruttura di mercato paneuropea, che comprende Borsa Italiana e riunisce piazze, depositari e sistemi di compensazione di otto Paesi. Il testo affida alla Commissione il compito di verificare dopo due anni se le soglie siano ancora adeguate all’evoluzione del mercato.
Resta, come nella proposta di Bruxelles, il nuovo statuto di operatore di mercato paneuropeo (PEMO), che consentirà alle sedi che non rientrano nei criteri di gestire su base volontaria più mercati nell’UE con un’unica licenza e sotto la vigilanza diretta dell’ESMA; il Consiglio ne ha anzi ampliato l’accesso. Più netto il ridimensionamento sulle criptovalute: la Commissione voleva trasferire all’ESMA la vigilanza sull’intero comparto dei fornitori di servizi in cripto-attività, mentre i governi l’hanno limitata agli operatori più rilevanti, che secondo le prime indicazioni sarebbero una decina. Tra le altre misure figurano semplificazioni per i gestori patrimoniali attivi in più Paesi, un “passaporto” che permetterà ai fondi di nominare il depositario in uno Stato membro diverso da quello di stabilimento (ma che resterà facoltativo per i singoli Paesi) e il potenziamento del regime pilota per le tecnologie a registro distribuito.
Il nodo politico più delicato riguardava la governance. L’accordo prevede un nuovo comitato esecutivo a tempo pieno, composto da un presidente e cinque membri indipendenti, che prenderà le decisioni sui soggetti vigilati direttamente. Il consiglio dei supervisori, che riunisce le autorità nazionali, resterà l’organo principale per regolamentazione, strategia, bilancio e convergenza. Per due anni squadre miste di esperti europei e nazionali guidate dall’ESMA accompagneranno il trasferimento dei compiti, a cui seguiranno forme di cooperazione permanente. Nelle ultime ore la presidenza ha inoltre rivisto le regole sulla partecipazione delle autorità nazionali ai gruppi di vigilanza coordinata, fissato scadenze precise per chiedere la discussione delle decisioni e modificato il finanziamento: per le attività non coperte dai contributi degli operatori vigilati, la quota a carico delle autorità nazionali scende dal 60% al 40%, mentre quella del bilancio UE sale dal 40% al 60%.
Molto dura la reazione della commissaria ai Servizi finanziari, Maria Luís Albuquerque, in una presa di posizione pubblica contro un compromesso del Consiglio che è tutt’altro che consueta. Per la commissaria il testo si allontana dalle ambizioni di Bruxelles su due fronti centrali, il grado di centralizzazione e la governance, e lancia “un segnale sbagliato” ai mercati. Nel suo intervento, Albuquerque ha avvertito che la velocità conta ma la sostanza ancora di più, rimarcando che i nuovi criteri lasciano fuori dalla vigilanza dell’ESMA quattro gruppi di sedi di negoziazione, tre controparti centrali e due depositari centrali che sarebbero a tutti gli effetti entità significative, con un danno per la parità di condizioni soprattutto tra le Borse. Secondo la Commissione, l’intesa indebolisce la logica di mercato unico del pacchetto, scoraggia gli operatori dal crescere su scala europea e riduce i benefici attesi per investitori e intermediari.
Sul fronte della governance, la commissaria ha contestato la possibilità di chiedere una discussione preventiva in seno al consiglio dei supervisori prima delle decisioni del comitato esecutivo, che a suo giudizio allungherà i tempi e confonderà i ruoli dei due organi, e il ricorso ai gruppi di vigilanza congiunti con le autorità nazionali come modello ordinario, fonte di duplicazioni e costi. Il risultato, nella lettura di Bruxelles, sarebbe un’ESMA più costosa e meno efficiente, in contrasto con il mandato del Consiglio europeo e con la tabella di marcia “One Europe, One Market”. La partita, ha concluso Albuquerque, non è chiusa: la Commissione confida in un Parlamento europeo più ambizioso.
A rendere la giornata ancora più significativa è stato l’intervento di Christine Lagarde. I vertici della BCE siedono spesso al tavolo di Eurogruppo ed Ecofin, ma la presidente in genere lascia la parola al suo vice. Questa volta, riferisce Eunews, Lagarde ha chiesto di intervenire personalmente, subito dopo i ministri di Francia e Germania, per richiamare i governi: “Condivido le preoccupazioni per governance e ambito di applicazione” delle nuove norme, ha detto, allineandosi di fatto alla Commissione.
Di tutt’altro tenore le valutazioni dei governi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto di comprendere le obiezioni della Commissione, ma ha invitato a guardare al bicchiere mezzo pieno: “Il meglio è nemico del bene“. Per il ministro il pacchetto rafforza l’integrazione dei mercati e affida all’ESMA responsabilità più ampie con una governance più adatta a esercitarle. L’Italia, ha spiegato, chiede che la centralizzazione si concentri sulle attività e sulle infrastrutture dove la dimensione europea porta un reale valore aggiunto, con un’architettura proporzionata e attenta alle specificità nazionali; considera importante il coinvolgimento delle autorità nazionali nella preparazione delle decisioni, ferma restando la piena responsabilità dell’ESMA; e punta su un finanziamento sostenibile con un ruolo crescente del bilancio europeo, richiesta che trova riscontro nella revisione della ripartizione dei costi.
Nella stessa giornata il Consiglio ha formalizzato la nomina dell’italiano Carlo Comporti, commissario Consob, alla presidenza dell’ESMA: sarà dunque lui a guidare l’autorità nella fase di attuazione della riforma. La posizione negoziale sarà ora finalizzata in vista dell’adozione formale da parte del Consiglio, mentre i negoziati con il Parlamento europeo potranno partire una volta che l’Eurocamera avrà approvato il proprio mandato.
(Foto: ESMA)
