(Teleborsa) – Giornata nera per la Borsa di New York, che affonda con una discesa del 2,93%; sulla stessa linea, l’S&P-500 crolla del 3,41%, scendendo fino a 5.477 punti.
Pesante il Nasdaq 100 (-3,93%); come pure, depresso l’S&P 100 (-3,73%).
Risultato positivo nel paniere S&P 500 per i settori beni di consumo per l’ufficio (+1,45%) e utilities (+0,43%). Nella parte bassa della classifica del paniere S&P 500, sensibili ribassi si manifestano nei comparti informatica (-5,34%), beni di consumo secondari (-5,07%) e energia (-4,06%).
Apertura dominata dagli effetti innescati dalla presentazione dei nuovi dazi statunitensi illustrati nella giornata di ieri dal presidente Trump. Una ricerca di UniCredit firmata dal Chief International Economist, Daniel Vernazza, ha sottolineato che il piano tariffario “reciproco” porta la tariffa media statunitense sulle importazioni di beni da poco più del 2% dell’anno scorso a circa il 25%, il livello più alto dall’inizio del 1900. Per Luigi De Bellis, Head Research Team di EQUITA, le nuove tariffe annunciate dagli USA sono “più aggressive ed estese rispetto al previsto“.
Giù il prezzo del petrolio dopo che gli otto paesi OPEC+ che avevano precedentemente annunciato ulteriori aggiustamenti volontari ad aprile e novembre 2023 – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman – hanno deciso di implementare un aggiustamento della produzione di 411 mila barili al giorno, equivalenti a tre incrementi mensili, a maggio 2025.
Sul fronte macroeconomico, a febbraio la bilancia commerciale Usa ha mostrato un disavanzo di 122,7 miliardi di dollari, in discesa rispetto al passivo di 130,7 miliardi di dollari di gennaio (dato rivisto da -131,4 miliardi). Il dato, comunicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) del Dipartimento del Commercio americano, risulta simile alle stime degli analisti (-122,5 miliardi). Calo maggiore delle attese invece per le richieste di sussidio alla disoccupazione negli USA. Nella settimana al 29 marzo 2025, i “claims” sono risultati pari a 219 mila unità, sotto le 225 mila attese e in calo di 6.000 unità rispetto ai 225 mila della settimana precedente (dato rvisto da 224 mila).
Infine, in aumento i licenziamenti negli Stati Uniti nel mese di marzo. Secondo il rapporto Challenger, Gray & Christmas, le principali società statunitensi hanno rilevato un taglio di 275.240 posti di lavoro. Il dato rivela una crescita del 60% rispetto al mese precedente. Alla base dell’impennata dei licenziamenti l’attività del DOGE di Elon Musk per tagliare posti di lavoro nel governo federale.