(Teleborsa) – A giugno la crescita dell’occupazione negli Stati Uniti ha subito un rallentamento superiore alle attese. A pesare in particolare è stato il settore del tempo libero e dell’hospitality, che secondo Tiffany Wilding, economista di PIMCO, “in realtà avrebbe dovuto beneficiare delle assunzioni legate ai Mondiali”, registrando invece un calo di 61.000 unità. “La debolezza concentrata nei servizi di alloggio e ristorazione sembra piuttosto riflettere un livello di assunzioni estive inferiore alla media stagionale, poiché le imprese prevedevano che i prezzi della benzina, ancora elevati, avrebbero pesato sulla stagione estiva dei viaggi su strada, in linea con il calo delle offerte di lavoro nel settore del tempo libero e dell’hospitality registrato dall’inizio della primavera”.
Sul fronte della disoccupazione, l’economista osserva un apparente paradosso: “Nonostante i dati sulle buste paga siano risultati inferiori alle attese e il calo significativo dell’occupazione nelle famiglie (-507.000 unità), il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, trainato da una diminuzione di 0,3 punti percentuali del tasso di partecipazione alla forza lavoro“. Wilding segnala inoltre una divergenza persistente tra le due principali rilevazioni statunitensi: “Da inizio anno, i dati sull’occupazione riportati dall’indagine sulle famiglie si sono rivelati significativamente più deboli rispetto a quelli dell’indagine sulle imprese”.
“I dati sul mercato del lavoro presentano fluttuazioni di mese in mese, ma, se si guarda oltre queste fluttuazioni, il mercato del lavoro sembra aver acquisito, nel complesso, un certo slancio rispetto alla seconda metà dello scorso anno, poiché il venir meno delle incertezze legate alla politica commerciale e i venti favorevoli derivanti dalle modifiche fiscali hanno contribuito all’aumento delle assunzioni – ha però fatto notare l’analista –. In linea con questo andamento, anche il tasso di disoccupazione sembra aver raggiunto il picco alla fine dello scorso anno, per poi diminuire gradualmente da allora”.
Lato inflazione, Wilding esclude rischi imminenti: “Il mercato del lavoro appare ancora sostanzialmente equilibrato e non costituisce una fonte significativa di pressioni inflazionistiche. Gli indicatori dell’inflazione salariale, compresi tra il 3,5% e il 4%, al netto di una crescita della produttività pari a circa il 2%, sono in linea con il target di inflazione di lungo termine della Fed, fissato al 2%.”
Per le prospettive future, l’economista di PIMCO ha concluso: “Nel complesso, si tratta di un rapporto ‘goldilocks‘ sia per la Federal Reserve che per i mercati. Consentirà di disporre di più tempo per valutare la situazione man mano che saranno disponibili ulteriori dati. Dovrebbe inoltre attenuare in parte le aspettative del mercato riguardo a imminenti aumenti dei tassi”.
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