(Teleborsa) – Le finanze pubbliche del Regno Unito finiranno per imboccare una “traiettoria insostenibile” in tutti gli scenari di previsione e quindi è “quasi certo che i governi futuri dovranno a un certo punto intervenire per impedirlo”. Lo afferma Office for Budget Responsibility (OBR), che fornisce analisi indipendenti e autorevoli sulle finanze del paese.
Nello scenario di base, le pressioni demografiche e di altro tipo aumentano la spesa, generando un divario crescente tra spesa ed entrate. Ciò si traduce in un deficit primario che ritorna negli anni ’30. Successivamente, cresce rapidamente fino a raggiungere circa il 7% del PIL nel 2075-76, si legge nel report che analizza i prossimi 50 anni. Aggiungendo gli effetti dell’aumento della spesa netta per interessi, che raggiunge il 12% del PIL nel lungo termine, il debito netto del settore pubblico inizia a crescere dal 2032-33 e raggiunge una “traiettoria ascendente chiaramente insostenibile” entro la fine degli anni ’40.
Lo scenario di base dell’OBR prevede una crescita media della produttività a lungo termine dell’1,4% nei prossimi 50 anni che, combinata con le variazioni della forza lavoro, implica una crescita media del PIL reale e del PIL reale pro capite intorno all’1,5% annuo nel lungo periodo. Viene ipotizzato che la popolazione totale raggiunga il picco di poco meno di 73 milioni a metà degli anni ’50, per poi diminuire a circa 71,5 milioni entro il 2075. La struttura demografica della popolazione invecchia, con un’età media che passa da 40 a 49 anni tra il 2025 e il 2075. La spesa sanitaria dovrebbe aumentare dall’8% del PIL nel 2030-31 al 13% del PIL nel 2075-76, la spesa per l’assistenza sociale agli adulti dall’1,2% del PIL nel 2030-31 all’1,8% del PIL entro il 2075-76, con un tasso di crescita simile a quello della spesa sanitaria. La spesa per le pensioni statali dal 5% del PIL a circa il 9% del PIL nel periodo di proiezione.
Viene sottolineato che la traiettoria ascendente del debito sarebbe ancora più ripida se si ipotizzasse anche che l’economia sia colpita da shock periodici, come è accaduto negli ultimi decenni, e che vi sia un feedback tra l’aumento del debito e l’aumento dei tassi di interesse.
L’OBR ha quindi valutato il grado di inasprimento richiesto per addrizzare la traiettoria utilizzando i “gap fiscali”, che riflettono la variazione del saldo primario necessaria per mantenere il rapporto debito/PIL a un livello pari o inferiore a quello prescelto alla fine del periodo di proiezione. Considera innanzitutto l’aggiustamento immediato e permanente necessario per impedire che il debito superi i livelli previsti per il 2030-31, pari al 95% del PIL, alla fine del periodo di proiezione. Nello scenario di base, ciò richiederebbe una riduzione del disavanzo primario del 3,8% del PIL a partire dal 2031-32. Questo rappresenta un aggiustamento annuale di circa un terzo superiore alla politica di austerità che il governo intende attuare nei prossimi cinque anni, e approssimativamente equivalente al gettito totale dell’imposta sulle società sul territorio nazionale o all’attuale spesa ministeriale per l’istruzione nel 2030-31. Un debito pari al 95% del PIL è elevato rispetto agli standard storici, pertanto l’OBR calcola anche la politica di austerità necessaria per riportare il debito a un livello pre-crisi finanziaria di circa il 40% del PIL. Su questa base, il disavanzo primario dovrebbe essere inferiore del 4,9% del PIL nello scenario di riferimento a partire dal 2031-32, e di oltre il 9% del PIL negli scenari più estremi, caratterizzati da una produttività inferiore e un disavanzo primario a medio termine più elevato, oltre a shock.
“Il grado di inasprimento necessario per impedire che il debito segua un percorso insostenibile aumenta se viene posticipato agli anni successivi – si legge nel rapporto – Ciò renderebbe l’operazione più onerosa e graverebbe maggiormente sulle generazioni future”.
Inoltre, i benefici di un’azione più rapida sarebbero probabilmente maggiori di quanto suggeriscano i parametri. In gran parte perché gli scenari che prevedono una riduzione anticipata del debito porterebbero probabilmente a minori costi degli interessi su tale debito. Bisogna anche considerare che “più a lungo si permette al debito di aumentare, maggiore è il rischio di un’improvvisa reazione negativa da parte degli investitori“. Tutto ciò sottolinea la conclusione che gli esiti fiscali insostenibili, che potrebbero non verificarsi per alcuni anni, rappresentano la sfida di oggi, non di domani. Sulla base di questi scenari, è altamente probabile che i governi futuri debbano adeguare la politica fiscale, oltre al consolidamento previsto nei prossimi cinque anni, per mantenere il debito a livelli sostenibili.
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