(Teleborsa) – Torna a correre il petrolio in scia a crescenti timori di un possibile ritorno a una guerra totale tra Stati Uniti e Iran che minaccerebbe i flussi di oro nero attraverso lo Stretto di Hormuz.
Al momento, il future sul greggio con scadenza agosto 2026 viaggia in rialzo del 4% a 82,12 dollari, ai massimi da un mese e recuperando il calo di circa il 30% registrato nel secondo trimestre, mentre quello sul brent, con scadenza settembre 2026, sale del 3,9% a 87,5 dollari avviandosi a registrare il maggior guadagno settimanale (+15%) da aprile.
Nell’ultima ondata di attacchi, l’Iran ha colpito impianti idrici ed elettrici in Kuwait, danneggiando numerose unità di produzione di energia. Ciò è avvenuto dopo che gli Stati Uniti hanno condotto un’altra serie di bombardamenti contro Teheran, colpendo diversi obiettivi tra cui vari siti di difesa, nel sesto giorno consecutivo di scontri. Sebbene i transiti attraverso Hormuz siano diminuiti, alcuni viaggi sembrano continuare, con alcune petroliere che effettuano trasferimenti da nave a nave al largo delle coste dell’Oman.
In tale contesto, i mercati dei carburanti negli Stati Uniti e in Europa stanno registrando livelli record di scarsità, con conseguente rischio di ulteriori aumenti dei prezzi alla pompa, già molto elevati.
A questa stretta contribuisce il crollo delle esportazioni russe dopo che l’Ucraina ha attaccato le raffinerie del paese e spinto Mosca a vietare le esportazioni di gasolio mentre i senatori USA hanno pubblicato un disegno di legge per sanzionare gli acquirenti di petrolio russo.
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