(Teleborsa) – L’economia italiana continua a sorprendere positivamente nel breve periodo. Ma il ritorno della crescita dei prezzi dell’energia – in particolare del gas europeo TTF, le cui quotazioni si sono portate intorno agli 80 euro per MWh, quasi il doppio rispetto a un anno fa – rappresenta un fattore particolarmente rilevante per l’Italia, dato il peso ancora significativo del gas nel mix energetico nazionale. Gli effetti si tradurranno in una più lenta discesa dell’inflazione interna e, di conseguenza, in un’ulteriore perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Lo rileva Prometeia che ha aggiornato le previsioni macroeconomiche per l’economia mondiale, europea e italiana. Il Pil italiano nel 2026, in particolare, è visto crescere a +0,9% (dal precedente +0,7%).
L’attività economica – si legge – ha tenuto anche nei mesi primaverili. I dati di contabilità nazionale hanno infatti nuovamente sorpreso al rialzo: nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al periodo precedente e dell’1% su base annua, a fronte della previsione di luglio di sostanziale stagnazione in termini congiunturali. È un quadro più favorevole di quanto ci attendessimo, che ci porta a rivedere al rialzo la crescita del Pil per quest’anno da +0,7% a +0,9%. La buona notizia arriva soprattutto dai consumi delle famiglie, in particolare dalla spesa per servizi.
Anche il contesto internazionale continua a offrire un sostegno alla crescita, con esportazioni ancora in aumento a primavera. In questa prima parte dell’anno, un contributo importante viene dal rafforzamento del ciclo tedesco, che continua a favorire la domanda di prodotti italiani. Positivo rimane anche l’apporto del mercato statunitense, sebbene più contenuto rispetto allo scorso anno.
Al tempo stesso, pur partendo da livelli ancora modesti, come la Germania anche le esportazioni italiane stanno iniziando a beneficiare dell’espansione degli scambi nei comparti oggi più dinamici del commercio mondiale, a partire da quelli legati all’Intelligenza Artificiale.
La previsione di Prometeia è che la crescita sia proseguita anche durante l’estate. A sostenerla avrebbero contribuito il buon andamento della stagione turistica, l’aumento delle esportazioni segnalato anche dai dati più recenti e una sostanziale tenuta dell’attività industriale. L’effetto trascinamento permette così di migliorare, seppur di poco rispetto a luglio, le previsioni anche per il 2027: una decelerazione del ritmo di crescita del Pil rispetto all’anno precedente, ma con un +0,6% e non più +0,4%. Al minor sostegno degli investimenti finanziati dal PNRR dovrebbe tuttavia contrapporsi un orientamento più espansivo della politica di bilancio.
Quanto alla recente mancata uscita anticipata dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo “ha complicato il percorso della manovra di bilancio, rimettendo in discussione l’attivazione delle flessibilità per energia e difesa che erano state annunciate. Tuttavia, saranno forti le pressioni a sostenere redditi e investimenti, soprattutto alla vigilia delle elezioni e nel percorso di transizione energetica e digitale cui sono chiamati gli operatori. Questo potrà portare a osservare, ex-post, una deviazione temporanea dalla traiettoria di riduzione del disavanzo”.
Lo scenario Prometeia incorpora infatti un’espansione del bilancio pubblico che porterà il disavanzo al 3,2% del Pil nel 2027. La stima sottende sgravi che ridurrebbero nel complesso di circa 0,2 punti percentuali la pressione fiscale delle famiglie, l’incremento di alcune prestazioni sociali e un rafforzamento degli interventi a favore della transizione energetica, nell’ipotesi che potranno avvalersi già dal 2027 della flessibilità prevista dalla Commissione europea.
Gli interventi proseguiranno negli anni successivi – con impatto netto stimato di circa 0,3 punti di Pil sul deficit – ma dovranno fare i conti con vincoli di bilancio sempre più stringenti. Con un debito attorno al 138% del Pil e una durata media dei titoli di circa sette anni, la risalita di 50-60 punti base dei rendimenti dei titoli di Stato italiani aggiunge circa 2 miliardi di euro di maggiori interessi il primo anno, per poi crescere via via che il debito viene rifinanziato. Per evitare che per l’Italia lo shock sui prezzi si trasformi in uno shock di finanza pubblica, il disavanzo pubblico dovrebbe tornare a scendere successivamente, portandosi al 2,9% del Pil nel 2028 e al 2,8% nel 2029.
