(Teleborsa) – L’oro vanta una discreta tenuta sui mercati, a dispetto della forte crescita dei rendimenti dei Treasury, che tradizionalmente sarebbe un fattore negativo per l’oro, che al contrario non offre alcun rendimento. Eppure, in corrispondenza dei massimi pluriennali dei rendimenti – quelli dei T-bond decennali e trentennali ieri si sono spinti su nuovi record dal 2002 – il metallo prezioso mostra una discreta tenuta attorno ai 4.146 dollari l’oncia. Una performance che non fa che confermare la natura di bene rifugio dell’oro, soprattutto di fronte alle persistenti tensioni geopolitiche ed in risposta ai timori per lo scoppio di una nuova crisi del debito.
L’oro non troppo lontano dai record
Il prezzo dell’oro si sta muovendo da qualche giorno piuttosto lateralmente, poco oltre i 4.100 dollari l’oncia, con scambi che si aggirando questa mattina a 4.146 Usd/oncia. Su questi livelli, il metallo prezioso non è poi lontanissimo dal massimo assoluto toccato a inizio anno a 5.028 dollari (-18%) o dal picco relativo di 4.755 dollari toccato a fine agosto (-12%), mentre è più distante rispetto ai circa 3.400 dollari dello stesso periodo del 2025 (+22%).
L’effetto geopolitica e Fed
A sostenere il metallo concorre indubbiamente la complessa situazione geopolitica, con due guerre che impattano sui prezzi dei prodotti energetici, innescando una spirale inflazionistica che le banche centrali non possono ignorare, neanche la Federal Reserve. E così, la banca centrale statunitense, pur con qualche pausa, è destinata ad alzare ancora i tassi d’interesse (il prossimo dovrebbe realizzarsi a dicembre). n rialzo dei tassi della Fed non viene visto come un fattore positivo per l’oro, rendendo più attrattivo il dollaro.
Il panic selling sui Treasury e la crisi del debito
Parallelamente, i rendimenti dei Treasury si stanno muovendo persistentemente al rialzo, soprattutto quelli di lungo periodo come i decennali ed i trentennali, che hanno toccato ieri nuovi record dal 2002 rispettivamente al 5,35% ed al 5,70% nell’intraday. Un movimento che scaturisce dalle vendite che hanno colpito i bond sovrani, in USA come in Europa. Vendite innescate dai timori di una esplosione dei debiti pubblici ben oltre la soglia di sostenibilità. Il debito americano corre veloce oltre i 40.000 miliardi di dollari, anche a causa delle politiche accomodanti volute dall’Amministrazione Trump e dalle ingenti spese per la difesa. Ma la situazione non è rosea neanche in Europa, dove la Francia è il sorvegliato speciale e rischia un effetto contagio anche ad altri Paesi a maggior debito. Sotto stress anche il Giappone, il cui mega indebitamento al 204% del PIL sta mettendo in affanno il governo Takaichi. Anche questa quadratura non è favorevole per l’oro, che risente della concorrenza dei rendimenti dei bond sovrani.
Solo bene rifugio?
La tenuta dell’oro sembrerebbe dunque motivata dalla sua natura di bene rifugio, in risposta alle tensioni geopolitiche ed al rischio di esplosione di una nuova crisi debitoria sul modello di quella sperimentata fra il 2011 ed il 2012. Ma non c’è solo questo fattore ad alimentare acquisti sul prezioso, che viene galvanizzato dagli abbondanti investimenti delle banche centrali. Secondo i dati del World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato alla fine del secondo trimestre dell’anno quasi 289 tonnellate di oro, in netto aumento rispetto alle 56 tonnellate del 1° trimestre ed anche rispetto alle 177 tonnellate del pari periodo del 2025. L’appetibilità dell’oro per le banche centrali è stata confermata anche da alcuni esponenti della BCE, come il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, il quale ha affermato che il ruolo di bene rifugio dell’oro “è particolarmente rilevante oggi in un contesto di elevato rischio geopolitico e di preoccupazione per la frammentazione economica” e che “la diversificazione in oro rimane significativa, dati i persistenti stress geopolitici e il rischio di credito associato agli elevati livelli di debito”.
La Russia porta il suo oro a Hong Kong
Frattanto, la Russia sta portando il suo oro sul mercato indipendente di Hong Kong, piuttosto che conservarlo a Londra, per effetto delle sanzioni imposte dall’Occidente a causa della guerra in Ucraina. Secondo un’analisi condotta dalla società di investimento BullionVault, Hong Kong ha importato 112,7 tonnellate di oro di origine russa nei primi sette mesi del 2026. Le importazioni hanno già superato il record di 92,1 tonnellate importate durante tutto il 2025, e si confrontano con le sole 3,3 tonnellate del 2021, prima dell’invasione russa dell’Ucraina. L’oro russo ha dunque rappresentato quasi il 15% delle importazioni di oro a Hong Kong, rispetto allo 0,6% del 2021.
