(Teleborsa) – C’è un pezzo dell’infrastruttura finanziaria europea che in questi giorni è tornato al centro dell’attenzione politica italiana. È MTS, la piattaforma su cui si scambiano all’ingrosso i titoli di Stato, a partire dai BTP. Secondo quanto riportato ieri da Bloomberg, il governo starebbe valutando di riportarla sotto controllo nazionale, con Cassa Depositi e Prestiti (CDP) nel ruolo di possibile acquirente della quota del 63% oggi in mano a Euronext.
L’operazione, per ora solo allo stadio di ipotesi, ha un ostacolo evidente: il prezzo. Le fonti sentite dall’agenzia stimano il valore della partecipazione di Euronext in circa 600 milioni di euro. E il gruppo paneuropeo, pur senza commentare le indiscrezioni, ha già messo un paletto: MTS è “un asset strategico” e la società resta “pienamente impegnata nel suo continuo sviluppo” all’interno del gruppo. Inoltre, visti i dati di bilancio di MTS SpA – fatturato 2025 a 168 milioni di euro (+28%) e utile a 102 milioni di euro (+32%) – e considerando anche la strategicità della sua funzione, appare una evidente sottovalutazione. L’intero gruppo Euronext ha chiuso il 2025 con ricavi di 1,82 miliardi di euro (+12%) e un utile netto di 643 milioni di euro (+9,8%)
Che cos’è MTS
MTS nasce nel 1988 su iniziativa del Ministero del Tesoro con un obiettivo preciso: rendere più liquido il mercato secondario dei titoli di Stato italiani e, di conseguenza, abbassare il costo del finanziamento pubblico. Il meccanismo era semplice ma all’epoca innovativo. I principali operatori, i cosiddetti market maker, si impegnavano a esporre in modo continuativo prezzi di acquisto e di vendita, così che chiunque volesse comprare o vendere un BTP trovasse sempre una controparte. Nei primi anni MTS è stata il frutto di una collaborazione tra Tesoro, Banca d’Italia e intermediari di mercato. Alla fine degli anni Duemila è entrata nel perimetro del London Stock Exchange, che aveva acquisito Borsa Italiana. Nel 2021 il passaggio di Borsa Italiana a Euronext l’ha portata nel gruppo paneuropeo guidato da Stéphane Boujnah.
Oggi MTS – guidata da Angelo Proni come AD e Ciro Pietroluongo come DG, presieduta da Maria Cannata – gestisce piattaforme elettroniche regolamentate e servizi di dati per il mercato europeo del reddito fisso, con oltre 265 miliardi di euro di transazioni medie giornaliere nel 2025. L’offerta copre il mercato interdealer (D2D) dei titoli di Stato europei e dei pronti contro termine (repo) tramite i book di negoziazione MTS, la piattaforma BondVision per il segmento dealer-to-client, i dati di mercato e i servizi agli emittenti sovrani, come aste di riacquisto, concambi e riaperture. È il principale mercato regolamentato all’ingrosso per i titoli di Stato italiani.
Euronext detiene il 63% del capitale. Secondo quanto riporta MTS sul proprio sito con dati aggiornati al 2024, il restante 37% è composto da un gruppo di banche italiane ed estere (Banca di Credito Cooperativo di Roma, Banca Mediolanum, Banca Popolare di Bari, Banca Popolare di Sondrio, Banca Sella, Barclays, BNP Paribas, Citigroup, Credit Agricole, Deutsche Bank, HSBC, Intesa Sanpaolo, J.P. Morgan, Merrill Lynch, Natixis e Société Géneralé).
Il motore del reddito fisso di Euronext
Per Euronext, MTS è uno dei pilastri della strategia di diversificazione oltre il trading azionario. In attesa di conoscere i risultati al 30 settembre (che saranno diffusi il 5 novembre prossimo), è possibile notare che i ricavi del segmento FICC Markets hanno raggiunto i 98,4 milioni di euro nel secondo trimestre del 2026, segnando un incremento del 12,3% rispetto al secondo trimestre del 2025. In particolare, i ricavi derivanti dal trading e dal clearing di titoli a reddito fisso sono cresciuti dell’8,2%, attestandosi a 55,9 milioni di euro. Il risultato non è attribuibile a MTS perchè comprende anche altre aree di business, ma riflette la forte crescita dei volumi MTS Cash, che hanno toccato un record trimestrale con una media giornaliera di quasi 65 miliardi di euro (+9,7%). La performance è stata sostenuta dalla continua internazionalizzazione del modello MTS e dai risultati ottenuti nel segmento “dealer-to-client” (D2C).
In particolare, lo scorso trimestre è stato raggiunto un nuovo traguardo nel comparto del reddito fisso, con oltre 100 miliardi di euro scambiati in un’unica giornata (8 luglio) sui mercati MTS Cash. “Questo trend molto positivo continua a essere sostenuto dalla crescita sostenibile degli scambi di titoli di stato non italiani e dall’espansione della nostra piattaforma D2C – aveva spiegato nella call sui conti il CEO Stéphane Boujnah – Il volume di titoli di stato non italiani scambiato su MTS Cash in quella giornata ha superato il valore totale scambiato sulla piattaforma MTS quattro anni fa; ciò testimonia la crescente diversificazione delle attività di MTS oltre il debito italiano“.
Tra le novità degli scorsi mesi c’è anche la scelta di Euronext come amministratore ufficiale dei principali indici di riferimento (benchmark) per il mercato del debito sovrano francese, basati sui dati MTS. La mossa “riflette la fiducia che le autorità pubbliche e gli operatori di mercato ripongono in Euronext per i servizi offerti al mercato del debito sovrano francese, un segnale estremamente incoraggiante per gli sviluppi futuri”, aveva detto Boujnah.
Euronext non fornisce dati specifici su quanto business di MTS arrivi dall’Italia e quanto dall’estero, ma sempre nella scorsa call – sollecitato dalle tante domande degli analisti sul tema – il CFO Giorgio Modica aveva detto che “anche escludendo la crescita del mercato core, rappresentato dall’Italia, le attività internazionali hanno ormai raggiunto dimensioni paragonabili a quelle che il mercato italiano registrava alcuni anni fa. Questo dato serve a capire come, nell’arco di cinque anni, siamo riusciti a far crescere il business internazionale di un volume pari a quello dell’attività acquisita“.
Attualmente, MTS è presente su 20 mercati europei. L’obiettivo del gruppo – che costituisce il motore di questa espansione internazionale – è collaborare con gli enti nazionali responsabili della gestione del debito pubblico per illustrare i vantaggi del proprio modello in termini di riduzione degli spread, nonché di maggiore liquidità e trasparenza. In alcuni paesi sta già ottenendo quelli che chiama “risultati eccellenti”, è il caso di Portogallo e Spagna. Inoltre, la società sta ampliando progressivamente l’offerta: forti della posizione consolidata nei titoli di Stato (tassi di incremento a doppia cifra sia per i volumi che per i ricavi), sta guadagnando terreno nel segmento del credito e, a partire dal prossimo anno, lancerà nuove soluzioni sviluppate in collaborazione con i clienti in questo settore.
Volumi quasi raddoppiati in un anno
I dati mensili, pubblicati da Euronext proprio ieri sera, confermano un’accelerazione netta. A settembre 2026 il volume medio giornaliero (ADV) di MTS Cash ha raggiunto 101,4 miliardi di euro, in crescita del 10,5% rispetto ai 91,8 miliardi di agosto e del 90,1% rispetto ai 53,3 miliardi di settembre 2025. Su base trimestrale, il terzo trimestre si è chiuso con una media di 88,1 miliardi al giorno, l’80,4% in più dei 48,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. Nei primi nove mesi dell’anno la media si attesta a 69,6 miliardi, contro i 54,8 miliardi del 2025 (+27%).
Più contenuta, ma comunque positiva, la dinamica del segmento repo: l’ADV di MTS Repo è salito a settembre a 232,2 miliardi (+4,9% su agosto e +5,3% su base annua), con una media di 225,1 miliardi nel terzo trimestre (+6,2%) e di 218 miliardi da inizio anno (+1,4%). Il volume medio giornaliero ponderato per la durata dei contratti (TAADV) dei repo ha toccato a settembre 693,1 miliardi, il 44% in più di agosto e l’8,4% in più di un anno prima.
Perché Roma la considera un’infrastruttura sistemica
Se per Euronext MTS è un motore di crescita, per l’Italia è qualcosa di più: un pezzo dell’architettura con cui il Paese finanzia uno dei debiti pubblici più elevati d’Europa, oltre il 130% del PIL. Un mercato secondario liquido, con prezzi sempre disponibili, rende i BTP più appetibili per gli investitori e contribuisce a contenere i rendimenti richiesti in asta. MTS offre inoltre al Tesoro i servizi per le operazioni di gestione del debito, come riacquisti, concambi e riaperture.
Non a caso l’amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, ha in passato definito MTS un’infrastruttura sistemica la cui governance richiede garanzie adeguate. A giugno, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, ha ricordato che il carattere strategico di Borsa Italiana e MTS è stato riconosciuto da Palazzo Chigi in sede di golden power, dalla Banca d’Italia, che vigila su MTS per i profili di efficienza del mercato, e dalla Consob per Borsa Italiana. E che la stessa Euronext lo riconosce negli accordi siglati al momento dell’acquisizione.
A rendere il tema più urgente è il cantiere regolamentare europeo. Il pacchetto della Commissione sull’integrazione dei mercati e la vigilanza consentirebbe a gruppi come Euronext di operare con un’unica licenza come Pan-European Market Operator (PEMO), sotto la supervisione diretta dell’ESMA anziché delle singole autorità nazionali. Secondo quanto riferito da Bloomberg, la prospettiva ha fatto scattare più di un campanello d’allarme in ambienti governativi italiani: sottrarre MTS ai regolatori nazionali potrebbe rappresentare un rischio per la liquidità dei titoli di Stato.
Sul dossier Roma si muove su più fronti. All’Ecofin di maggio l’Italia si è schierata con il fronte di almeno 13 governi contrari a dare pieni poteri all’ESMA, chiedendo una vigilanza diretta limitata a pochi soggetti e il coinvolgimento delle autorità nazionali. Ora, in vista dell’Ecofin di domani a Lussemburgo, è vicino un accordo tra i Ventisette sulla riforma della supervisione dei mercati finanziari europei. In parallelo, il governo si è battuto per portare un italiano al vertice dell’Autorità: il commissario Consob Carlo Comporti, indicato dal Consiglio Ue a luglio con 17 voti contro 10 e approvato dal Parlamento europeo il 15 settembre, è atteso alla presidenza dell’ESMA dal 1° novembre. Ma, secondo le fonti di Bloomberg, il riacquisto di MTS viene valutato come un’ulteriore garanzia.
Il contesto: dalla salita spread allo scontro in tribunale
I rumors arrivano in settimane delicate per il debito italiano. Nell’ultimo mese il differenziale tra BTP e Bund decennali è salito da circa 85 punti base di inizio settembre a un’area compresa tra 105 e 125 punti, toccando a inizio ottobre i livelli più alti da aprile 2025, con il rendimento del decennale italiano vicino al 4,7%. Sul mercato pesano le tensioni in Medio Oriente, l’inflazione, il rincaro dell’energia e i timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici.
Inoltre, il dossier MTS si innesta su un rapporto già teso tra CDP ed Euronext. La Cassa, che detiene circa l’8% del gruppo paneuropeo, alla pari con la francese Caisse des Depots, ha contestato il rinnovo dei vertici di Borsa Italiana deciso dal CEO Stéphane Boujnah senza una procedura di selezione competitiva. Al centro c’è il Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 con Euronext e Intesa Sanpaolo: per Euronext non impone una nuova selezione a ogni rinnovo, per CDP sì. La disputa riguarda direttamente anche MTS. I giudici olandesi ad aprile e quelli milanesi poco dopo hanno respinto le istanze cautelari della Cassa, e il 5 maggio Euronext ha confermato entrambi i manager. Resta pendente la causa nel merito ad Amsterdam, con cui CDP chiede di accertare il proprio diritto ad avviare la procedura di scelta dei vertici di Borsa Italiana e MTS e la rimozione degli amministratori nominati; la decisione è attesa in circa 12 mesi.
Non va poi dimenticato che la sensibilità di Roma sul debito pubblico ha radici profonde. Nell’autunno del 2011 la crisi dello spread, salito oltre i 500 punti base, portò alle dimissioni del governo Berlusconi, mentore politico di Giorgia Meloni: un episodio che, secondo Bloomberg, ha lasciato il segno sulla premier. Fiammate di tensione sui BTP si sono ripetute nel 2018, con l’insediamento del governo giallo-verde, e nell’estate 2022, con la caduta del governo Draghi. Più di recente, la stessa logica ha guidato l’atteggiamento del governo sul progetto di joint venture nel risparmio gestito tra Generali e Natixis, annunciato a gennaio 2025: una piattaforma da circa 1.900 miliardi di euro di masse. L’esecutivo ha espresso riserve, sostenendo che il controllo di una compagnia che gestisce il risparmio delle famiglie italiane e investe massicciamente in titoli di Stato fosse strategico per il Paese. Sullo sfondo aleggiava la possibilità di ricorrere al golden power, e a dicembre 2025 il progetto è stato abbandonato.
Un’operazione difficile da costruire
Resta da capire se l’ipotesi del riacquisto potrà tradursi in un’offerta concreta. Le stesse fonti di Bloomberg ricordano che negli anni si è parlato più volte di riportare MTS sotto controllo pubblico, senza risultati, anche per una questione di costi. La valutazione di circa 600 milioni di euro per il 63% implica un valore di circa 950 milioni per il 100% della società, ma la corsa dei volumi degli ultimi mesi rischia di rendere il conto più salato. C’è poi il nodo industriale: la crescita di MTS degli ultimi anni è arrivata in larga parte dall’estero, dai titoli di Stato non italiani al segmento dealer-to-client, sfruttando la rete e le tecnologie del gruppo Euronext. Un’eventuale separazione dovrebbe preservare questo sviluppo internazionale, che contribuisce alla liquidità complessiva della piattaforma, BTP compresi. E Euronext, che considera MTS un asset strategico, non ha finora dato alcun segnale di voler vendere.
