(Teleborsa) – L’Eni ha tagliato il prezzo del gasolio consigliato ai distributori, disponendo una riduzione di 2 centesimi e portando il prezzo di listino a 2,19 euro al litro, stesso livello del primo price cap comunicato il 25 settembre, dai 2,21 euro al litro precedenti. Il tetto massimo al prezzo, tuttavia, rimane ufficialmente a 2,25 euro.
Frattanto, l’ultima rilevazione di Staffetta Quotidiana indica un prezzo medio nazionale di 2,035 euro per la benzina (-2 millesimi rispetto a ieri) e 2,258 euro gasolio (-3 millesimi, mentre sulla rete autostradale il prezzo medio è pari a 2,046 euro per la benzina (-2 millesimi) e 2,281 euro per il gasolio (-6 millesimi).
Raffinazione pronta ad aumentare la produzione
Il settore della raffinazione, in occasione di un tavolo al Mimit, ha risposto positivamente alle richieste dei Ministri Adolfo Urso (Mimit) e Gilberto Pichetto Fratin (Mase), manifestando la disponibilità a verificare i margini per ulteriori incrementi della produzione tecnicamente realizzabili. Una verifica che discenderebbe da una valutazione impianto per impianto che tenga conto delle caratteristiche operative dei singoli siti e del quadro ambientale e normativo vigente.
Nel dettaglio, l‘Unem (Unione Energie per la Mobilità), che riunisce le principali imprese del settore, ha evidenziato che ulteriori incrementi della produzione potrebbero essere favoriti anche da eventuali modifiche, a livello europeo, alle specifiche tecniche dei prodotti, purché tecnicamente e ambientalmente percorribili.
Italia autosufficiente tranne per Jet fuel
Le raffinerie italiane dispongono attualmente di una capacità di circa 83,3 milioni di tonnellate all’anno. Nel 2026, il tasso medio di utilizzo è stato stimato da Unem intorno all’80%, con un picco dell’86% registrato nel mese di agosto. L’Italia è oggi, infatti, tra i Paesi europei che mantengono una capacità di raffinazione in grado di soddisfare i consumi interni di carburanti come benzina e gasolio. Per il jet fuel permane invece un significativo deficit produttivo, nonostante nel 2026 la produzione sia aumentata di circa il 30%. In questo quadro, il sistema industriale nazionale potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa.
Serve nuovo approccio strategico della UE
“La raffinazione richiede investimenti rilevanti e programmati nel lungo periodo, soprattutto per accompagnare un processo di decarbonizzazione europeo che non può comunque prescindere dai carburanti liquidi e gassosi”, ha sottolineato il Presidente dell’Unem Gianni Murano, aggiungendo che “il 20% della capacità produttiva persa in Europa negli ultimi anni 15 anni non può essere ricostruita in pochi mesi, ed è diventata cruciale una strategia energetica europea che riconosca il valore essenziale delle raffinerie e individui strumenti adeguati in grado di migliorarne la resa produttiva e preservarne la capacità operativa”.
