(Teleborsa) – La Banca d’Italia rivede al rialzo le stime di crescita dell’economia italiana per quest’anno e il prossimo, e alza anche le previsioni di inflazione, soprattutto per il 2027. Lo indicano le nuove proiezioni macroeconomiche per il triennio 2026-28, elaborate con le informazioni disponibili al 9 ottobre. Diversamente dagli esercizi di giugno e dicembre, queste stime non fanno parte di un esercizio congiunto dell’Eurosistema. Via Nazionale sottolinea che il quadro previsivo “rimane fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dai suoi effetti sui prezzi delle materie prime e sui prodotti raffinati”.
PIL
Il prodotto interno lordo è atteso in crescita dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di giugno, la stima è rivista al rialzo di 0,4 punti percentuali per il 2026, dallo 0,5%, e di 0,3 punti per il 2027, dallo 0,4%. Per il 2028 la revisione è al ribasso di 0,1 punti, dallo 0,9%. Senza la correzione per le giornate lavorative, il PIL crescerebbe dell’1,0% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,6% nel 2028.
Secondo Bankitalia, la revisione al rialzo per quest’anno riflette principalmente “un impatto della crisi mediorientale nei primi due trimestri dell’anno in corso meno marcato di quanto previsto a giugno, nonché un andamento favorevole degli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo”. Nel breve termine, però, il conflitto e i rincari energetici comprimeranno la domanda interna nei prossimi trimestri. “L’attività economica tornerebbe a rafforzarsi nella seconda metà del 2027, in concomitanza con la progressiva attenuazione delle pressioni inflazionistiche”, spiega la banca centrale. Le misure di spesa per la difesa e l’energia programmate dal Governo “contribuirebbero a sostenere l’attività economica nel prossimo biennio”. Nel 2028, invece, “l’impulso derivante da tali misure sarebbe più che compensato dagli effetti dei maggiori tassi di interesse”.
Componenti
I consumi delle famiglie sono previsti in crescita dell’1,0% nel 2026 (0,4% a giugno), dello 0,2% nel 2027 (0,3%) e dell’1,2% nel 2028 (1,3%). La frenata dei consumi è dovuta principalmente “all’erosione del reddito reale dovuta alla maggiore inflazione”. Gli investimenti fissi lordi sono stimati in aumento del 3,3% nel 2026 (1,7% a giugno) e del 2,3% nel 2027 (0,8%). Nel 2028 rallenterebbero allo 0,6% (0,5%), “frenati dall’aumento dei costi di finanziamento”. Le esportazioni sono riviste nettamente al rialzo: +3,4% nel 2026 (0,9% a giugno), +2,7% nel 2027 (2,4%) e +3,0% nel 2028 (2,9%). La loro crescita resta però inferiore a quella degli scambi internazionali, “trainati dalla filiera dei beni ad alta tecnologia (in particolare quella dell’intelligenza artificiale), alla quale il nostro Paese partecipa in misura ancora limitata”.
Lavoro
L’occupazione continua a crescere: il numero di occupati aumenta dello 0,9% nel 2026, dello 0,6% nel 2027 e dello 0,5% nel 2028. Il tasso di disoccupazione è stimato al 5,8% nel 2026 e al 6,0% sia nel 2027 sia nel 2028. Si tratta di livelli più alti rispetto alle previsioni di giugno, che indicavano rispettivamente 5,4%, 5,5% e 5,5%.
Inflazione
L’inflazione misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è stimata al 3,2% nella media del 2026, dall’1,6% del 2025. Scenderebbe poi al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. Rispetto a giugno, la stima è rivista al rialzo di 0,1 punti per quest’anno e di 0,4 punti per il 2027, “per effetto dei più elevati prezzi dei beni energetici”. Per il 2028 la revisione è al ribasso di 0,2 punti, “per via di effetti base negativi più marcati derivanti dalla riduzione delle quotazioni energetiche”. Le pressioni dai rincari energetici “si esaurirebbero nel corso del prossimo anno”. La trasmissione ai prezzi degli altri beni e dei servizi dovrebbe restare limitata e gli effetti sulle retribuzioni sarebbero “contenuti e graduali”. L’inflazione di fondo, cioè al netto di alimentari ed energetici, rimane intorno al 2% lungo tutto l’orizzonte: 1,9% nel 2026, 2,1% nel 2027 e 2,0% nel 2028.
Rischi e scenari alternativi
L’incertezza resta elevata. Un perdurare di quotazioni energetiche elevate “potrebbe determinare un’inflazione ancora più alta e persistente e comprimere la crescita”. Tra i rischi al ribasso, Bankitalia cita anche ulteriori rialzi dei rendimenti a lungo termine e “correzioni dei mercati azionari internazionali connesse con un possibile rallentamento degli investimenti legati all’intelligenza artificiale”. La banca centrale ha esaminato anche scenari alternativi sull’evoluzione della crisi in Medio Oriente. In uno scenario severo, con rincari particolarmente marcati delle materie prime, la crescita del PIL sarebbe inferiore a quella dello scenario di base per quasi 2 punti percentuali cumulativamente nel triennio. L’inflazione sarebbe più alta di oltre 3 punti, concentrati soprattutto nel 2027. Uno scenario avverso meno estremo avrebbe effetti analoghi ma più contenuti. In uno scenario più favorevole, con prezzi energetici più moderati, la crescita sarebbe più elevata di 0,4 punti cumulati nel triennio e l’inflazione più bassa di circa mezzo punto.
