(Teleborsa) – L’80,9% delle imprese italiane con almeno tre addetti è a controllo familiare, pari a 826.953 unità su un perimetro di 1.021.618 imprese, quota salita dal 75,2% del 2018: sono i dati del Censimento permanente delle imprese dell’Istat, riferiti al 2022 e diffusi il 14 novembre 2023, ultima edizione i cui risultati siano stati pubblicati. La quota sale all’83,3% fra le microimprese e scende al 41,6% fra le grandi. Nello stesso rilevamento il ricorso a un manager, interno o esterno alla famiglia proprietaria, riguarda l’1,4% delle imprese censite, con il 10% fra le medie e il 21,2% fra le grandi.
Su questo perimetro si colloca l’attività di Marco Biondi, avvocato e imprenditore, descrive un modello di business advisory centrato
sulla definizione della domanda che l’imprenditore rivolge ai propri consulenti. Un secondo ordine di numeri riguarda i passaggi generazionali. Secondo la diciassettesima edizione dell’Osservatorio AUB, promossa da AIDAF, Unicredit e dalla cattedra AIDAF-EY di strategia delle aziende familiari dell’Università Bocconi e presentata il 2 febbraio 2026, il 33,5% delle imprese familiari con fatturato superiore a 20 milioni di euro potrebbe affrontare un cambio al vertice fra il 2025 e il 2034. La quota sale al 48,8% ipotizzando che il leader lasci la guida a 70 anni anziché a 75, età media indicata dalla rilevazione.
“Un imprenditore può chiedere come costituire una holding”, ha dichiarato Biondi. “Ma la prima domanda dovrebbe essere un’altra: perché vuole costituirla? Per riorganizzare l’impresa, proteggere il patrimonio, preparare un passaggio generazionale, gestire partecipazioni o sviluppare un progetto internazionale?”.
La distinzione, nella lettura del consulente, non è teorica: lo stesso strumento giuridico può rispondere a obiettivi differenti, e applicarlo prima di avere chiarito l’obiettivo porta, a suo giudizio, a risolvere un problema diverso da quello che l’impresa ha davanti. Il punto riguarda il modo in cui la consulenza professionale è organizzata, con ciascuna competenza che osserva il proprio perimetro.
“Il punto non è sostituire commercialisti, fiscalisti, notai o gli altri professionisti che affiancano l’azienda”, ha spiegato Biondi. “È intervenire prima: comprendere quale decisione l’imprenditore stia realmente cercando di prendere, verificare che la domanda di partenza sia quella corretta e mettere in relazione le competenze necessarie per costruire una strategia coerente”.
I momenti in cui, secondo il consulente, la questione si pone con più forza sono le riorganizzazioni societarie, la protezione patrimoniale, l’internazionalizzazione e i passaggi generazionali. “Governance, riorganizzazioni societarie, protezione patrimoniale, internazionalizzazione e passaggi generazionali rappresentano momenti nei quali la scelta giuridicamente corretta non è necessariamente, da sola, la scelta strategicamente migliore”, ha affermato.
Alla propria doppia attività Biondi attribuisce un valore di metodo. “La doppia esperienza consente di leggere una decisione anche nelle sue conseguenze organizzative, patrimoniali e imprenditoriali”, ha sottolineato, “significa conoscere le regole, ma anche comprendere cosa comporti assumere un rischio, allocare risorse, scegliere priorità e definire una direzione di medio e lungo periodo”.
Il modello che il consulente descrive rinuncia alla standardizzazione delle soluzioni. “Le norme possono essere le stesse. Gli strumenti possono essere gli stessi. Le imprese, le persone e gli obiettivi non lo sono”, ha osservato. La standardizzazione, nella sua argomentazione, riduce i costi e consente di replicare il servizio su più clienti, ma in operazioni che intrecciano profili fiscali, patrimoniali e successori può portare a soluzioni corrette sul piano formale e distanti dall’obiettivo dell’impresa.
“La funzione dell’advisor non è limitarsi a fornire una risposta tecnica, ma aiutare l’imprenditore a costruire la domanda giusta, leggere la complessità e trasformarla in una decisione strategica”, ha concluso Biondi. Il quadro statistico su cui queste valutazioni si innestano è destinato ad aggiornarsi a breve: la terza edizione del Censimento permanente delle imprese si è chiusa il 6 marzo 2026, con dati riferiti al 2025, e l’Istat colloca i primi risultati entro la fine dell’anno in corso.
