(Teleborsa) – L‘industria ceramica italiana resta un pilastro del made in Italy, ma cammina a due velocità. Secondo i dati di Confindustria Ceramica, nel 2025 il settore ha fatturato circa 7,5 miliardi di euro con 242 imprese e oltre 25.500 addetti diretti, trainato dalle piastrelle e lastre — 386,9 milioni di metri quadrati venduti (+2,3%) e una quota export dell’82%. Il comparto industriale, tuttavia, è sotto pressione per i costi energetici e il meccanismo ETS, con la marginalità in calo e gli investimenti scesi del 16%. In questo quadro, i segmenti della ceramica artistica e da tavola mantengono quote più contenute ma, come rileva l’analisi di settore, la ceramica artistica sta vivendo una rinascita, alimentata dal crescente interesse per i prodotti artigianali di qualità e per un’estetica che valorizza l’unicità del pezzo.
È in questa nicchia — all’incrocio tra artigianato di pregio, design e benessere — che si colloca il percorso di Chiara Quaglia, ceramista piemontese con venticinque anni di esperienza, che nel suo laboratorio in provincia di Cuneo realizza opere contemporanee e mandala meditativi con lavorazione interamente manuale, cottura a mille gradi per circa ventiquattro ore e settimane di lavoro per ogni pezzo.
Una collocazione geografica atipica: il Piemonte non è un territorio tradizionalmente ceramico come Grottaglie in Puglia, Faenza in Emilia-Romagna o Albisola in Liguria, il che rende il suo percorso una scelta consapevole più che una tradizione ereditata.
La vocazione dell’artista nasce da un legame con la terra ereditato dal padre agricoltore. “Quando ho fatto il mio primo corso di ceramica, l’insegnante parlava dell’argilla chiamandola terra. Mio padre era un agricoltore, lavorava la terra, e io mi sono sentita subito a mio agio in questo ambito”, racconta. “Forse inconsciamente ho trovato un legame con le mie radici.” Tra le sue creazioni più rappresentative figurano i mandala in ceramica, ispirati alla tradizione buddista: mentre nella pratica monastica orientale vengono composti con sabbia e poi distrutti per trasmettere il concetto dell’impermanenza, Quaglia ha scelto di renderli permanenti. “Ciò che cerco di trasmettere è un approccio diverso alla vita. Siamo sempre di corsa, con l’ansia e lo stress addosso”, spiega. “Io la chiamo meditazione attiva perché non si fa con gli occhi chiusi ma con gli occhi aperti, mentre si osserva la concentricità dei cerchi”.
Il posizionamento intercetta una tendenza di consumo documentata: la crescente attenzione al benessere mentale e la ricerca di esperienze autentiche stanno spingendo la domanda di attività manuali. I workshop di ceramica si moltiplicano nelle città italiane e i video di lavorazione dell’argilla accumulano milioni di visualizzazioni sui social, con un pubblico in prevalenza giovane. Un fenomeno che Quaglia cavalca con una consapevole contraddizione: utilizza Instagram come vetrina per le opere — pezzi unici venduti anche su commissione tramite contatto diretto — pur promuovendo un’arte nata come antidoto al digitale. “L’argilla mi ha insegnato a essere paziente. Io volevo subito fare, subito vedere il risultato, invece la terra ha i suoi tempi”, ammette. “Per realizzare un’opera a volte impiego anche un mese”.
Tra i progetti, un evento previsto per settembre dedicato alla collezione MIGNON, piccoli quadri in ceramica che portano incise singole parole come HOPE, TIME, LOVE. “Cerco di coniugare l’arte a un messaggio esplicito. Una semplice parola su un quadro può trasmettere speranza, può invitare chi guarda a fermarsi un istante”, afferma. Il posizionamento su una nicchia premium a forte contenuto identitario appare coerente con l’evoluzione del comparto artistico, dove — a differenza della ceramica industriale esposta alla concorrenza internazionale e ai costi energetici — il valore si costruisce sull’unicità, sul racconto e sul legame territoriale. Resta la difficoltà strutturale di questo segmento: la produzione artigianale a pezzo unico, per sua natura non scalabile, ha volumi e marginalità difficilmente comparabili con quelli dell’industria, e affida la propria sostenibilità economica alla capacità di posizionarsi su una fascia di valore elevata.
