(Teleborsa) – E’ stallo in Medioriente, dove l’ultimo scambio di battute fra Trump e Teheran non lascia prevedere un accordo di pace imminente, mentre l’attenzione si sposta più ad Oriente, verso la Cina dove il Presidente americano incontrerà il suo omologo cinese Xi Jinping. Una visita attesa da tempo, che avrà al centro questioni più ampie, dal commercio alla guerra nel Golfo, senza dimenticare il tema spinoso dell’indipendenza di Taiwan.
L’ultimo avvertimento lanciato da Teheran al tycoon suona sinistro: Ebrahim Rezaei, portavoce iraniano della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera, ha avvertito di USA che l’Iran potrebbe arricchire l’uranio fino al 90% se il paese subisse un altro attacco. Una minaccia molto chiara, considerando che le centrali nucleari solitamente arricchiscono l’uranio al 3-5%, mentre per la bomba nucleare serve uranio arricchito almeno fino al 90%.
Una risposta all’ennesimo no arrivato da Trump, che ha rigettato anche l’ultima controproposta avanzata da Teheran, definendola totalmente inaccettabile ed è tornato a minacciare azioni militari sul campo. A tal proposito, il leader statunitense ha incontrato i vertici delle forze armate per valutare la ripresa dei raid, anche se appare un po’ improbabile che qualcosa possa muoversi prima della visita di Trump a Pechino.
E mentre le trattative entrano in una nuova impasse, la guerra presenta il conto agli Stati Uniti. Secondo il Pentagono, i costi della guerra hanno raggiunto i 29 miliardi di dollari, con un aumento di 4 miliardi rispetto a fine aprile, comprendendo sia le spese operative che i costi di riparazione e sostituzione delle attrezzature.
Trump non mostra di aver fretta di chiudere la partita in Iran, anche a dispetto delle difficoltà finanziarie che la guerra sta producendo. Ad una domanda se la situazione finanziaria degli americani lo stesse motivando a raggiungere un accordo, Trump ha risposto “nemmeno un po’” ed ha ribadito che impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare resta la massima priorità.
Nel frattempo, il petrolio ritraccia dai massimi raggiunti nell’ultimo paio di giorni, ma resta ben ancorato sopra i 100 dollari al barile, conservando un premio di guerra, in risposta allo stallo delle trattative di pace. Il Brent scambia questa mattina a 106,29 dollari (-1,4%), mentre il WTI si porta a 100,71 Usd (-1,5%).
