(Teleborsa) – “Ringrazio il presidente dell’Ordine dei giornalisti Bartoli, il presidente Signore della Stampa parlamentare per avere organizzato questa conferenza stampa che oramai è diventata di inizio anno, abbiamo insieme dato vita a una tradizione nuova”. È quanto ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aprendo quella che era la tradizionale conferenza stampa di fine anno. Dal Venezuela all’Ucraina, dalle mosse di Donald Trump all’approccio verso Vladimir Putin, dal referendum sulla giustizia alla legge elettorale, dai maranza alla vicenda della “famiglia del bosco”, passando per la tragedia di Crans-Montana e gli equilibri interni al governo sono stati diversi i temi toccati dalle domande poste dai 41 giornalisti presenti. “Sicurezza e crescita” i focus del governo per il nuovo anno.
SICUREZZA – “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare”. Detto ciò, “i risultati per me non sono sufficienti”, dunque “questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più” ha detto la premier. “Sono moltissime – ha ricordato Meloni – le iniziative che abbiamo varato: 30mila assunti tra le forze ordine, lo sblocco di investimenti fermi da molto tempo sul tema, il decreto sicurezza molto contestato dalle opposizioni che ora rivendicano sicurezza, la lotta alla mafia con 120 latitanti catturati, il lavoro fatto su Caivan». Tra i provvedimenti allo studio c’è anche quello sulle “baby gang”. “Alcuni di questi provvedimenti cominciano a dare risultati: nei primi 10 mesi del 2025 – ha sottolineato la premier – i reati sono calati del 3,5%”. “Molto spesso, anzi quasi sempre e nella stragrande maggioranza dei casi, gli atti di violenza (da parte di minori, ndr) sono stati commessi con armi da taglio più che armi da fuoco. Quindi penso che vada vietato il porto con un’aggravante e in caso di persone travisate o di gruppi di persone che si riuniscono in luoghi sensibili, e che vada vietata la vendita on line di armi da taglio per i minori. Sono questioni su cui stiamo lavorando” ha detto. Contro la violenza giovanile – ha aggiunto – “la legge penale non risolve tutto, c’è il tema dell’educazione, della responsabilità, della lotta al degrado e all’abbandono scolastico. Quando ci siamo insediati la dispersione scolastica era all’11,5% oggi è all’8,7 il che significa che abbiamo recuperato 500 mila minori dalla dispersione scolastica. Dovremmo essere fieri, come per la reintroduzione dell’educazione civica e del voto in condotta”.
CRESCITA – “Il tema della crescita è l’altro grande focus per me in questo anno insieme alla sicurezza – ha detto la presidente del Consiglio –. Segnalo che sono state riviste le stime di crescita del 2023 dallo 0,7% all’1%,: penso possa accadere anche per il 2024 e 2025. Cosa serve fare? Secondo me tre cose: continuare a sostenere l’occupazione, lavorare per abbassare i prezzi dell’energia e sostenere gli investimenti”.
SALARI – “Si può sempre fare migliore, ma il potere di acquisto degli italiani in un anno è cresciuto di 20 miliardi. Sui salari lavoriamo soprattutto su elementi di defiscalizzazione. Quando l’Istat ci dà le serie storiche calcola il lordo, ma la maggior parte dei nostri provvedimenti incidono sul salario netto. Gran parte del lavoro sul cuneo fiscale, i fringe benefit, i premi di produttività non risulta in quei dati perché interviene sul salario netto – ha detto Meloni –. Il tema dell’erosione dei salari è estremamente importante e molto antico, abbiamo assistito ad una progressiva erosione nei decenni e sono cresciuti di più sotto questo governo. La crescita è ancora troppo bassa ma lo scenario non è catastrofico”. Un tema legato anche all’emigrazione degli italiani all’estero in cerca di condizioni di lavoro migliori. L’emigrazione di italiani – ha affermato la premier – “è una questione che io considero una priorità, è un tema annoso per l’Italia che ha storicamente una forte emigrazione. Credo che la questione principale sia quella salariale, cioè la percezione che all’estero i salari possano andare meglio. Forse andrebbe fatto un ragionamento sui salari di primo ingresso”. Per la premier c’è anche “la questione del merito, la percezione è che dove puoi arrivare non dipende da quanto vali tu: è un tema reale e culturale che bisogna smontare, se non diamo la percezione che il tuo destino non è deciso in partenza, dalla famiglia e dalla città dove nasci, ma da quello che tu riesci a dimostrare, cambia la narrazione”. In più “parliamo sempre di fuga dei cervelli ritenendo che chi se ne va” sia a più alta formazione ma rispetto a un “31%” di laureati in Italia “tra chi se ne va ha alta formazione circa il 35%” quindi il dato è “spalmato”. Poi c’è chi fa “un’esperienza all’estero che secondo me è utilissima ma sulle percentuali di rientro siamo sotto il 50% . Credo che una parte di questa emigrazione sia di chi va e poi trova una condizione buona perché gli altri sistemi sono molto capaci di trattenerli. Sicuramente è un focus che ho in testa”.
EQUO COMPENSO – “L’equo compenso – ha detto Meloni – mi sta a cuore, diversi ministeri ci stanno lavorando. Ci sono state delle lungaggini”, ora “cerchiamo di semplificare. Penso che entro febbraio potremo avere le tabelle per portare avanti finalmente questo provvedimento”.
SINDACATI – “La Cisl sa bene che una parte rilevante delle decisioni che abbiamo preso in questi tre anni è frutto di una interlocuzione con le forze riformiste. Sono assolutamente pronta a discutere di un patto sociale con cui affrontare le grandi questioni. Ribadisco una disponibilità a tutti quelli che hanno un approccio positivo. L’interlocuzione con le parti sociali funziona se non c’è un pregiudizio” ha detto la premier.
LAVORO – “Cosa fare per migliorare la produttività del lavoro? Bisogna puntare molto di più sul capitale umano e sulla formazione, in particolare sulle materie Stem su cui il governo ha lavorato e continuerà a farlo. Poi bisogna favorire e incentivare gli investimenti, quindi c’è il tema che riguarda le infrastrutture che non è secondario. Le infrastrutture incidono sulla produttività del lavoro e delle aziende in maniera dirimente. Ad esempio sulle strade, gli investimenti fatti finora sono aumentati del 300%, certo anche grazie al Pnrr, ma stiamo cercando di fare una cosa che strutturalmente possa aiutare a risolvere diversi problemi come quello della produttività del lavoro”ha detto Meloni. In premessa la premier ha precisato che “storicamente il problema della produttività del lavoro dipende da diversi fattori come il fatto che abbiamo un tessuto economico fatto da molte piccole e medie imprese che hanno più difficoltà a investire e innovare. Poi c’è il problema dell’accesso al credito, il problema delle infrastrutture da noi più carenti, quello delle regole e degli adempimenti nel mercato del lavoro che da noi sono particolarmente onerosi. Ma diciamo alcuni sono problemi, alcuni sono delle nostre peculiarità che consentono di avere una economia più resiliente e più facilmente convertibile come si è visto nella ripresa post Covid”.
CRISI INDUSTRIALI E AUTOMOTIVE – La premier ha risposto anche sulle crisi industriali e sull’automotive: in questo settore – ha detto – “i problemi sono figli di scelte che io ho contestato in particolare a livello europeo, che lavoro per correggere e che ora si cominciano a correggere. Se fosse stato per noi quel problema sarebbe stato mitigato”.
EX ILVA – “Al momento si è aperta una fase di negoziazione ma non ci sono e non ci saranno impegni vincolanti del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, sull’occupazione e sulla sicurezza ambientale – ha detto la premier parlando dell’ex Ilva –. Nessuna proposta che abbia un intento predatorio e opportunistico potrà essere avallata da questo governo. Quando non ci sono gli annunci è perché ce ne stiamo occupando”. “Quello dell’ex Ilva – ha aggiunto – è il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato. Noi abbiamo trovato una situazione compromessa da tutti i punti di vista. Sento parlare di impegno del governo, ma voglio tranquillizzare: l’impegno non è mai venuto meno. Al tema dell’Ilva abbiamo dedicato in questi tre anni più riunioni. L’obiettivo è conciliare tenuta della produzione, occupazione e sicurezza ambientale. È necessario che tutti lavorino per dare una mano: magistratura, regioni, comuni”.
ZES – “Quello della Zes unica del Mezzogiorno è il modello dal quale partire per favorire gli investimenti per tutto il territorio nazionale” ha detto la presidente del Consiglio.
ENERGIA – Il governo – ha assicurato Meloni – sta lavorando “per abbassare i prezzi dell’energia, è un altro dei provvedimenti che punto a portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri”.
PIANO CASA – “Siamo in dirittura di arrivo con la presentazione del piano casa che è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini e con la collaborazione del ministro Foti, ma anche con la società civile e dei corpi intermedi – ha annunciato Meloni –. Penso che si possa lavorare con il sistema Italia ad un piano nelle prossime settimane, che sarà oggetto di una conferenza stampa ad hoc. Il nostro obiettivo è mettere in campo un progetto che possa mettere a disposizione 100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni al netto delle case popolari di cui si occuperà il piano casa”. Sul fronte di un nuovo condono edilizio, invece, Meloni ha detto che al momento “non se ne sta parlando”.
RISIKO BANCARIO – “Sono valutazioni oggettivamente infondate, sono dinamiche di mercato e noi guardiamo le dinamiche di mercato”. Risponde così la premier a chi chiede un commento alla critiche secondo cui il governo non è stato solo spettatore nel recente risiko bancario. E sul fronte Mps ha sottolineato: “Oggi deteniamo meno del 5% delle quote di Mps. Non escludiamo che le cediamo, non c’è fretta. Ma proprio perché non la controlliamo non abbiamo voce in capitolo sul terzo polo bancario, su cui comunque lei saprà cosa penso. Io penso che sia utile al nostro sistema bancario nel complesso, ma il governo non ha l’autorità e i mezzi per fare questo”.
PIANO MATTEI – “Il 2025 è stato anno dell’internazionalizzazione delle iniziative del piano Mattei. Abbiamo lavorato molto bene per un piano che potesse essere di esempio. Il piano si è allargato da 9 a 14 paesi ma il nostro obiettivo è aggiungere sempre nuovi paesi. Stiamo lavorando all’organizzazione del summit Italia-Africa che quest’anno si svolgerà in Africa, ragionevolmente in Etiopia. Sarà quella la sede per presentare i nuovi progetti – ha detto Meloni nella conferenza di fine anno –. Trovo una grande gratitudine per l’Italia per questa iniziativa: una cooperazione che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole, ma di rispetto. L’Africa è un continente strategico per i prossimi decenni”.
MERCOSUR – “Io non ho mai avuto una preclusione ideologica sul Mercosur, ho sempre posto una questione pragmatica che non riguarda solo il Mercosur: la strategia europea di iper-regolamentare al suo interno aprendo, al contempo, ad accordi di libero scambio è suicida. Io sono per gli accordi di libero scambio ma anche per deregolamentare”. Il sì all’accordo sul Mercosur è arrivato “alla luce di garanzie” ottenute per i nostri agricoltori” ha detto la premier. “Non potevamo – ha aggiunto – dire sì al Mercosur a scapito delle eccellenze delle nostre produzioni. Nel quadro finanziario pluiriennale europeo abbiamo aperto una interlocuzione con la commissione Ue abbiamo ottenuto alcuni risultati per gli agricoltori nell’ambito dell’accordo. Per esempio, un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione, un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Abbiamo avviato una trattativa sul bilancio Ue per la Pac per poter usare altri 45 miliardi di euro e a non aumentare i prezzi dei fertilizzanti. Alla luce di queste garanzie per i nostri agricoltori abbiamo dato l’ok all’accordo. Abbiamo messo in equilibrio interessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta del settore industriale, che ringrazio. Ho spiegato quale fosse il tema anche ad Orsini e ho visto una solidarietà, la capacità di lavorare insieme in un equilibrio sostenibile sperando che questo accordo possa portare solo vantaggi”.
IMMIGRAZIONE E GREEN DEAL – “Il dossier sull’immigrazione è quello su cui l’Italia ha fatto totalmente la differenza” ha detto Meloni rispondendo alla domanda su quale questione di politica internazionale l’Italia abbia ora più peso. E ha continuato: “Credo che non sfugga a nessuno che negli ultimi tre anni la linea dell’Europa è stata totalmente ribaltata: al mio primo Consiglio europeo di immigrazione non se ne parlava e si parlava di redistribuire i migranti illegali che era impossibile fermare. Oggi leggendo i documenti che la Ue produce su questa materia si parla di dimensione esterna, di difesa dei confini, norme più efficaci per i rimpatri. Quindi ora il tema non è più quello di distribuire i migranti, ma di gestire la politica migratoria e di fermarla anche lavorando con i paesi di transito e di origine”. Invece, parlando dei dossier su cui migliorare, la premier ha citato la partita del Green deal su cui “abbiamo ottenuto risultati importanti ma spero si possa fare di più” continuando a privilegiare “un approccio più pragmativo e meno ideologico”.
REFERENDUM GIUSTIZIA – “A norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla – ha detto la presidente del Consiglio –. Vedo un intento dilatorio nelle polemiche, ma non c’è impasse e non c’è da parte nostra nessun intento di forzare. Non abbiamo ragione di forzare, la data del 22-23 marzo ci consentirebbe di portare a casa le norme attuative prima del nuovo Csm”.
LEGGE ELETTORALE – “Credo che Elly Schlein, ma non solo lei, dovrebbe vedere favorevolmente una riforma della legge elettorale che consenta a chi prende più voti di governare per 5 anni, quindi è una vantaggio per tutti, forse ancora di più per l’opposizione perché così la partita sarebbe più che aperta e potrebbe dargli una maggioranza più ampia rispetto a quanto prevede l’attuale legge elettorale. L’obiettivo non è solo vincere ma riuscire a governare. Per me l’importante è che i cittadini abbiano un potere reale” ha detto Meloni. Sulla riforma della legge elettorale – ha aggiunto – “ci sono interlocuzioni con le opposizioni anche se non necessariamente al mio livello. Se ne sta occupando il Parlamento” e “spero in un’interlocuzione positiva e che non ci siano chiusure pregiudiziali” ma “se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza”.
VENEZUELA – “Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio – ha detto la presidente del Consiglio –. È molto dolore non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei. Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela”.
GROENLANDIA – “Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei” e “che non converrebbe a nessuno. L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori straniere – ha detto Meloni –. Quando questa eventualità (un attacco degli Usa alla Groelandia, ndr) dovesse avvenire, ne parleremo. L’Europa è stata immediata nella risposta quando si è alzata la tensione. Penso che il dibattito non coinvolga solo l’Europa ma la Nato, credo siano chiare a tutti le implicazioni sull’Alleanza atlantica su un’eventualità che comunque non credo realistica. Dopodiché l’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica. È quello che c’è scritto nello statement dei leader europei e nei documenti della Nato e su cui sta lavorando il governo italiano, e non da ora”. “Entro la fine del mese – ha aggiunto Meloni – il ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, perché anche noi capiamo quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo. Stiamo facendo la nostra parte. Il ministro Tajani e il ministero degli Affari esteri, che ringrazio, presenteranno i contenuti di questa strategia, ma chiaramente l’obiettivo è preservare l’area artica come zona di pace e cooperazione, contribuire alla sicurezza della regione, aiutare le imprese che volessero investire lì e favorire la ricerca”. E sui rapporti con Donald Trump ha spiegato: “Con Trump su tante cose non sono d’accordo, io penso ad esempio che il diritto internazionale vada difeso e quando saltano le regole siamo tutti molto più esposti. Quando non sono d’accordo lo dico a lui. Se parlaste con miei partner lo sapreste molto bene anche voi. All’Italia cosa si sta chiedendo? Di prendere le distanze dagli Usa? Questa è geopolitica e quando in geopolitica si prendono posizioni poi si è conseguenti”. Meloni ha ricordato il discorso del presidente Mattarella e le “direttrici” da lui indicate: “l’Ue e l’alleanza atlantica. Io cerco luci e non ombre nei rapporti con gli alleati”. Per Meloni “bisogna rafforzare l’appartenenza atlantica – ha detto –. Quale sarebbe l’alternativa? Prendere le distanze cosa significa: assaltare i McDonald, uscire dalla Nato, chiudere le basi americane? Non sono d’accordo con tutti i miei partner. Con Trump sono stato d’accordo sul Venezuela ma non sulla Groenlandia. Si chiama difendere il proprio interesse nazionale, perché gli interessi nazionali non si sovrappongono perfettamente”.
UCRAINA – “Non condivido il riferimento al veto putiniano di Salvini, è una lettura che considero un po’ di parte. Non c’è un’opzione sul campo oggi con un ombrello delle Nazioni Unite e quello di cui si parla è una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei volenterosi per rafforzare la difesa ucraina. La ragione per cui non ritengo necessario l’invio di soldati è perché il principale strumento per le garanzie di pace è l’articolo 5 della Nato, quella è la principale forma di garanzia per l’Ucraina. Poi l’invio dei soldati può essere un’idea, io non contesto chi lo vuole fare, ma non lo considero necessario. Mi pareva che su questo ci fosse la quasi unanimità del Parlamento, ora leggo che qualcuno nel Pd ha cambiato, se così formalizzeranno una proposta in Parlamento” ha detto Meloni. “C’è una fetta maggioritaria dell’opinione italiana che – ha aggiunto – pensa che sia più facile difendere l’interesse nazionale facendo passi indietro in Ucraina, io penso che per allontanare la guerra bisogna stare al fianco dell’Ucraina e l’ unico modo per la pace è la deterrenza. La parola deterrenza viene dal latino, il suo concetto è che devi essere abbastanza forte da far desistere il nemico dalla possibilità di attaccarti, È la forza che costruisce la pace, questa è la mia lettura, chi ha una proposta diversa dalla mia penso sia legittimato ad averla senza dire che sia filo qualcosa”.
GAZA – La questione mediorientale – ha detto Meloni – “non è sparita dai radar e continuiamo a occuparcene nel tentativo di rendere effettivo un piano di pace e andare avanti. Ho sempre detto che il percorso di pace è un’occasione che potrebbe non tornare ma anche complesso e che la tregua non è facile. Perciò l’Italia deve mettere tutto il suo impegno. Abbiamo investito ulteriori 25 milioni di euro per le esigenze della popolazione di Gaza e c’è la disponibilità dei nostri carabinieri a formare le prime 50 forze di sicurezza palestinesi in Giordania. Se questo si dovesse materializzare, come auspico, nelle prossime settimane saremo la prima nazione europea a dare un contributo fattivo e concreto alla sicurezza della Striscia”. Nella gestione della situazione del Medioriente, dopo la tregua tra Israele e Gaza, “l’Italia non dovrebbe escludere nulla. Non escludo la partecipazione dell’Italia a un’eventuale forza multinazionale, perché credo si possa fare una grande differenza. Poi ovviamente dipenderà da quello che deciderà il Parlamento”.
