(Teleborsa) – Un “caldo” weekend d’estate rivoluziona il panorama bancario italiano ed, in buona parte, anche europeo, aggiungendo un nuovo capitolo alla saga del Risiko bancario.
La proposta di aggregazione “fra pari” avanzata da Banco BPM a Monte Paschi di Siena –Mediobanca ha innescato un processo a catena, sfociando nell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca MPS-Mediobanca e nell’accordo Unipol -Intesa Sanpaolo per lo scorporo di un complesso di filiali MPS che andranno a crearte una nuova banca con l’aggregato Unipol-Bper.
Un’operazione ben congeniata che, in tal modo, dovrebbe superare eventuali obiezioni Antitrust e proietterà la Banca guidata da Carlo Messina fra i principali player del panorama bancario europeo. L’operazione, infatti, sfocerebbe nella creazione del secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione di borsa (circa 126 miliardi di euro).
L’Opas di Intesa per MPS-Mediobanca
Nel corso di un CdA spintosi fino a tarda serata, Intesa Sanpaolo ha deciso di promuovere un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena, incluse le eventuali azioni proprie detenute da MPS e dedotte le 2.266.510 azioni ordinarie MPS già in possesso di Intesa. L ‘Offerta avrà pertanto a oggetto un massimo di 3.036.151.673 azioni MPS ed è finalizzata al delisting della stessa dal MTA.
Considerando poi che MPS ha l’86,348% di Mediobanca, con la quale sta realizzando un progetto di fusione per incorporazione (Fusione MB), qualora l’Offerta si perfezionasse successivamente all’efficacia della fusione, questa sarà estesa anche alle azioni di nuova emissione a servizio del concambio della Fusione MB, pari a massime 272.012.804 Azioni MPS0. Intesa oggi detiene 1.626.319 azioni ordinarie di MB, pari allo 0,200% del capitale.
Il corrispettivo unitario dell’offerta è in forma mista (azioni e contanti) e pari a: 1,600 azioni ordinarie Intesa di nuova
emissione, più una componente in denaro pari a 1,000 Euro. Pertanto, per ogni 10 Azioni MPS portate in adesione all’Offerta saranno corrisposte 16 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione e un importo in denaro di 10 Euro. Tale corrispettivo, sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Intesa (pari a Euro 5,682) della chiusura di Borsa del 5 giugno 2026, esprime una valorizzazione pari a 10,091 Euro ed incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di Borsa delle Azioni MPS rilevato alla chiusura del 5 giugno 2026 (pari a Euro 8,970) e un premio del 17,4% rispetto al prezzo medio ponderato dei tre mesi precedenti al 5 giugno 2026 (pari a Euro 8,356).
Intesa ha tenuto a precisare che la partecipazione in Assicurazioni Generali posseduta da Mediobanca, sarà mantenuta come investimento azionario non di controllo e senza interferenza con la governance della compagnia triestina, e beneficerà del trattamento prudenziale del c.d. Danish Compromise, considerato che Intesa è già oggi un conglomerato finanziario.
“Il settore finanziario e bancario, sia a livello italiano che europeo, richiede un processo di consolidamento che crei campioni dimensionali capaci di sostenere gli investimenti necessari, – spiega Intesa Sanpaolo – nel contesto di evoluzione tecnologica e operativa, per competere con nuovi attori e mantenere livelli adeguati di redditività in un mercato sempre più integrato. L’Offerente si è dunque determinato a promuovere l’Offerta al fine di consolidare il proprio posizionamento nel settore bancario europeo e la propria presenza in Italia, dove già opera con successo in tutti i segmenti di mercato “.
L’operazione – prosegue la Banca – “rappresenta un’opportunità strategica chiave nel panorama bancario italiano ed europeo per accelerare la creazione di valore, grazie al raggiungimento di elevate sinergie che coniugano scala, complementarità e basso rischio di
esecuzione, con l’obiettivo di consolidare le principali aree di business dei due Gruppi, in particolare: il Wealth Management, Protection & Advisory, il Corporate & Investment Banking, Retail & Commercial Banking e il Consumer Finance”.
L’accordo con Unipol-BPER
L’operazione è stata lanciata da Intesa Sanpaolo in coordinamento con Unipol Assicurazioni, con cui ha stipulato un accordo funzionale a gestire proattivamente le tematiche antitrust. Tale accordo prevede l’impegno di quest’ultima ad acquisire l’intero capitale di una entità bancaria, rappresentata da 635 filiali MPS (con gli elementi patrimoniali e i rapporti giuridici connessi), e gran parte delle strutture/attività centrali della banca senese incluso il marchio Monte Paschi di Siena, in modo da poter operare come banca in modo indipendente. Il corrispettivo massimo dell’Acquisizione sarà pari a 3,5 miliardi di euro e verrà calcolato, ad esito
dell’OPAS, sulla base, tra l’altro, dell’utile netto del Compendio Unipol.
Poiché l’Acquisizione è subordinata al conseguimento del controllo di MPS da parte di ISP nell’ambito e all’esito dell’OPAS, né ISP né Unipol dispongono di dati contabili e informazioni non pubbliche relative a MPS e, pertanto, l’esatto perimetro del Compendio Unipol verrà determinato solo in seguito al perfezionamento dell’OPAS. Sulla base delle stime preliminari effettuate, il Compendio Unipol risulterebbe al 31 dicembre 2025 composto e caratterizzato da: 635 filiali oltre al marchio Monte dei Paschi di Siena; circa 2 milioni di clienti raccolta diretta pari a circa 55 miliardi di euro; impieghi a clientela pari a circa 42 miliardi di euro; utile netto compreso tra 400 milioni di euro e 460 milioni di euro; CET 1 Capital Ratio pari al 16%; Risk Weighted Assets pari a massimi 20 miliardi di euro. Non faranno parte del Compendio Unipol: le attività e le passività relative al Large Corporate e Investment Banking; le principali partecipazioni di MPS; i crediti deteriorati; il rischio relativo al contenzioso esistente non afferente alle filiali del Compendio Unipol.
Dal punto di vista strategico, l’Acquisizione è volta a consentire al Gruppo Unipol di: rafforzare il posizionamento nel mercato bancario italiano, diversificare le fonti di ricavo e migliorare il profilo reddituale, attuale e prospettico, accelerando l’esecuzione della strategia del Piano 2025-2027 e il conseguimento dei relativi obiettivi.
E dunque intenzione di Unipol offrire a BPER Banca la combinazione con la Banca, proponendo di denominare la Combined Entity Banca Monte dei Paschi, in modo tale che Unipol avrà il controllo di fatto su BPER. La nascente Banca Monte dei Paschi, forte di oltre 2.600 sportelli bancari, circa 170 miliardi di euro di impieghi a clientela e circa 225 miliardi di euro di raccolta diretta, oltre a unire una storia plurisecolare con l’eredità delle più importanti ex-banche popolari italiane, ne amplificherà il valore economico, la rilevanza sociale e il posizionamento sul mercato.
Unipol non intende promuovere alcuna offerta pubblica di acquisto o scambio sulle azioni di BPER, e ove questa valutasse positivamente la Combinazione, la valenza strategica e industriale della stessa verrebbe ulteriormente rafforzata ponendo le basi per: la creazione di un nuovo campione italiano nel settore bancario nazionale che si posizionerebbe al secondo posto; l’ulteriore radicamento territoriale, con il rafforzamento del posizionamento come primo operatore in Lombardia, e il forte salto dimensionale in alcune delle regioni ad alto potenziale (ad esempio, Toscana e Veneto); il consolidamento del sistema bancario domestico, guidato da primari operatori nazionali con azionisti “core” italiani; la creazione di significative sinergie di costo e di ricavo, stimate in via preliminare pari a oltre 800 milioni di euro, quale driver di creazione di valore, ad ulteriore rafforzamento del razionale strategico dell’operazione.
Nel contesto dell’Acquisizione, Unipol sottoporrà a una prossima Assemblea Straordinaria degli Azionisti la proposta di delega al Consiglio di Amministrazione della facoltà di aumentare il capitale sociale per un ammontare massimo complessivo pari a 2,5 miliardi di euro.
Finisce in ombra l’aggregazione Banco BPM-MPS
L’operazione studiata da Intesa Sanpaolo ed Unipol ha dunque messo in ombra l’offerta “fra pari” annunciata domenica da Banco BPM per Banca MPS.
L’operazione, strutturata secondo le modalità tipiche di un merger of equals avrebbe consentito la creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario – il secondo in Italia – capace di competere, per dimensioni, eccellenza di prodotti e potenziali economie di scala, con i principali operatori bancari e finanziari nazionali ed europei, preservando al contempo i punti di forza e le specificità delle due realtà.
L’operazione, secondo Banco BPM, sarebbe sfociata nella creaizone di un “nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario
domestico per dimensioni”, con una integrazione geografica ed una copertura completa su tutto il territorio nazionale ed una complementarità industriale delle fabbriche prodotto, con elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione.
L’integrazione avrebbe avuto un significativo potenziale sinergico a regime superiore a 1,1 miliardi di euro al lordo delle imposte, di cui oltre 650 milioni di sinergie di costo e oltre Euro 450 milioni di sinergie di ricavo, a loro volta generate per circa 250 milioni da maggiori ricavi sulle reti e circa 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto.
L’operazione avrebbe poi presentato una significativa attrattività per tutti gli azionisti, che beneficerebbero di: una posizione patrimoniale ai vertici del settore, con un CET1 ratio fully loaded proforma pari a circa il 15%, senza considerare gli ulteriori benefici potenziali derivanti – a valle delle verifiche normative e regolamentari del caso – dall’eventuale estensione del c.d. Danish Compromise alla partecipazione in Generali; una creazione di valore pari ad almeno 5,5 miliardi di euro, valorizzando le sinergie sopra indicate al netto dei costi di integrazione, stimati in circa Euro 1,1 miliardi al lordo delle imposte; una potenziale generazione di utile netto a regime pari a circa 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra, a sostegno di una significativa capacità distributiva, superiore a quella oggi prevista nei due piani stand-alone, e di una forte generazione organica di capitale.
