(Teleborsa) – Esordio difficile per Wall Street che, dopo il rimbalzino di ieri sul finale, torna a scontare le preoccupazioni per l’allargarsi del conflitto in Iran, soprattutto la prospettiva che una guerra troppo lunga possa avere pesanti ripercussioni sull’economia e sull’inflazione.
L’indice Dow Jones sta lasciando sul terreno l’1,87%, proseguendo la serie di tre ribassi consecutivi, iniziata venerdì scorso; sulla stessa linea l’S&P-500 crolla dell’1,65% attestandosi a 6.768 punti. Pesante il Nasdaq 100 (-1,76%); negativo anche l’S&P 100 (-1,33%).
Il sentiment è peggiorato oggi, dopo che un’ambasciata statunitense a Riyadh è stata colpita da droni iraniani e dopo che il Dipartimento di Stato americano ha ordinato la partenza del personale governativo statunitense dal Bahrein, Iraq e Giordania. A peggiorare la situazione le parole del Presidente americano Donald Trump, il quale ha affermato che “qualunque tempo ci vorrà, va bene”.
A preoccupare gli operatori è soprattutto la prospettiva di uno shock inflazionistico derivante dal conflitto, a seguito dell’impennata dei costi dell’energia (petrolio e gas) e dei noli (costi di trasporto delle merci) in scia a interruzioni dell’approvvigionamento. Questo contesto rafforza le aspettative di un nulla di fatto della Fed sui tassi nel breve.
In una giornata povera di spunti sotto il profilo macroeconomico, l’attenzione è puntata su alcuni interventi di esponenti della Fed come John Williams, Jeffrey Schmid e Neel Kashkari.
Sotto osservazione anche alcune società retail alle prese con i numeri del trimestre, come Target e Best Buy.
