(Teleborsa) – Prenderà il via a Parigi nel primo pomeriggio il summit europeo degli Stati “non belligeranti” finalizzato alla riapertura alla navigazione sicura nello Stretto di Hormuz. Alla riunione, convocata per le 14 all’Eliseo, parteciperà anche la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, assieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e ad una quarantina di altri leader, in presenza o in videoconferenza, ospiti del Presidente francese Emmanuel Macron, che co-presiederà il vertice assieme al Premier britannico Keir Starmer.
Fra i leader presenti non ci saranno solo gli europei, ma anche capi di stato e governo mediorientali, asiatici e latino-americani, tutti accomunati dall’obiettivo di mettere in sicurezza la navigazione dello Stretto di Hormuz, una volta che le ostilità saranno cessate. E questo per evitare che Teheran “apra il fuoco sulle imbarcazioni che passano” o che gli Stati Uniti blocchino le navi in transito come avvuto sino ad ora.
L’esigenza dei Paesi aderenti è quella di trovare una via diplomatica in contrasto con le pressioni esercitate dagli Stati Uniti e con la ripresa della guerra. Per questo gli Stati Uniti non sono stati coinvolti nel progetto e così Israele e l’Iran. Non è escluso un “dialogo” con gli USA, ma non una “coalizione”, perché i Paesi aderenti “non sono parte del conflitto”.
“L’Ue continuerà a respingere qualsiasi accordo che preveda di limitare il passaggio libero e sicuro nello Stretto”, ha ribadito l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Il Ministro della Difesa francese Catherine Vautrin, in una intervista di questa mattina a TF1, ha ribadito che la Francia intende “dare priorità ai canali diplomatici” e che lo scopo di questa iniziativa lanciata dal Presidente Macron è “ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. “Non vogliamo un pedaggio”, ha precisato Vautrin, spiegando anche che, una volta cessate le ostilità, la Francia dovrebbe avviare le operazioni di sminamento assieme ad altri Paesi, come Belgio e Paesi Bassi, che “dispongono di capacità di sminamento”. “Al momento nessuno sa se lo Stretto sia minato o meno”, ha aggiunto, spiegando che l’altro problema sarà “monitorare il movimento delle navi” nello Stretto.
Secondo fonti dell’Eliseo, la situazione in Medioriente e la guerra in Ucraina potrebbero rappresentare delle opportunità per l’Europa, tesa a rinsaldare la sua unità “già solida” e “più che mai necessaria di fronte a rischi da fronteggiare”. Questo implica l’importanza di “definire insieme” i passi da compiere “nell’interesse comune”. In questa direzione, la presenza di Starmer viene considerato un “buon segnale di unità”.
