(Teleborsa) – In Italia è boom di affidamenti diretti e consulenze per servizi e forniture, che raggiungono la quasi totalità (il 95%) delle acquisizioni totali, con un significativo addensamento a ridosso della soglia tra 135mila e 140mila euro (si passa dai 1.549 del 2021 ai 13.879 del 2025). Sono solo alcuni dei dati che emergono dalla relazione annuale dell’Anac, presentata dal Presidente Giuseppe Busìa oggi al Parlamento, alla presenza del residente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Camera Lorenzo Fontana.
Dalla relazione emerge anche l’esistenza di disparità di genere e di età nell’ambito degli appalti del PNRR, dove meno dell’8% delle procedure ha previsto clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani (7.000 procedure su 96.000) ed un forte aumento del fenomeno di distrazione dei fondi dell’Unione europea, che lo scorso anno è risultato in crescita del 35%.
Nel 2025 il valore complessivo degli appalti pubblici in Italia ha raggiunto 309,7 miliardi di euro (+13,9% sul 2024), di cui circa 20,8 miliardi dovuti ad appalti effettuati e finanziati con le risorse del PNRR. Il numero di appalti si è attestato a 287.421 (+7,6%). Fra i settori che hanno registrato la maggiore crescita vi sono le forniture (+25,2%) ed i servizi (+15,9%), mentre risulta in calo il settore dei lavori (-10,6%). Le tipologie di forniture maggiormente acquistate sono i prodotti farmaceutici (+65,4% in termini di spesa) e quello delle apparecchiature mediche (+10,1%).
Parlando di conflitto di interessi, inconferibilità e “pantouflage”, il Presidente Busìa ha denunciato i “vuoti di tutela lasciati dall‘abrogazione del reato di abuso d’ufficio ed il parallelo ridimensionamento del traffico di influenze illecite”, che avrehbero dovuto essere “compensate” da un rafforzamento delle garanzie amministrative, che non c’è stato. “Auspichiamo che il recepimento della Direttiva europea anticorruzione sia l’occasione per ripensare almeno alcune delle scelte normative effettuate”.
IN tema di sicurezza sul lavoro, il Presidente Anac ha dichiarato che “servono tutele stringenti: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera, formazione obbligatoria”, ricordando che “i rischi maggiori si annidano nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano a cascata, erodendo trasparenza e responsabilità”.
Buone notizie sul fronte della digitalizzazione dei contratti, dove l’Italia “ha compiuto un salto che sembrava impossibile” in soli due anni, portando ad un crollo delle procedure analogiche dal 21% all’1% E DELLE stazioni appaltanti che le hanno usate almeno una volta l’anno dal 45% all’1%.
Quanto alla qualificazione delle stazioni appaltanti, crolate da 20mila e 4mila, Busìa ha spiegato “L’obiettivo non è solo ridurre il numero degli enti qualificati, ma renderli più forti, più efficienti, più capaci di offrire servizi migliori anche ai soggetti meno strutturati
