(Teleborsa) – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita a San Pietroburgo per incontrare il presidente russo Vladimir Putin, ha lanciato un messaggio diretto agli Stati Uniti: “Nonostante siano una superpotenza, i loro leader non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi. Per questo chiedono di negoziare. Stiamo valutando”. Araghchi ha definito Iran e Russia “partner strategici” che “si sono sempre sostenuti a vicenda”, aggiungendo che la “cooperazione continuerà.”
Secondo gli ultimi aggiornamenti provenienti dagli Usa però l’Iran avrebbe proposto di porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca delle misure di blocco americane e della cessazione del conflitto, con il dossier nucleare rinviato a una fase successiva.
Nel frattempo, le incertezze intorno ai negoziati tra Usa e Iran hanno fatto salire di nuovo il prezzo del petrolio. Le quotazioni dei futures di giugno del Brent hanno superato i 108,5 dollari, segnando un aumento superiore al 3%. In crescita anche il prezzo del WTI Crude (Jun’26), salito a 96,5 dollari (+2.2%).
Sul fronte dei mercati, le banche d’affari anche le banche d’affari hanno alzato le loro previsioni sul petrolio. Oltre a Citi, anche Goldman Sachs ha rivisto le proprie stime ed ha portato il target del Brent a una media di 90 dollari al barile nel quarto trimestre 2026, con il WTI a 83 dollari.
La banca ha stimato la produzione persa in Medio Oriente a 14,5 milioni di barili al giorno nel mese corrente, e ha avvertito che “i rischi economici sono più ampi di quanto suggerisca il solo scenario base sul greggio, per via dei rischi al rialzo sui prezzi del petrolio, dei prezzi insolitamente elevati dei prodotti raffinati e del rischio di carenze”. Goldman ha anche previsto un calo della domanda globale di petrolio di 1,7 milioni di barili al giorno nel trimestre corrente e di circa 100.000 barili al giorno nel 2026 rispetto al 2025. “Poiché i cali estremi delle scorte non sono sostenibili, potrebbero essere necessarie perdite di domanda ancora più marcate se lo shock dell’offerta persiste più a lungo”, hanno aggiunto gli analisti.
Sullo stesso tema, gli analisti commodity di ING hanno avvertito che “la mancanza di progressi nei colloqui di pace significa che il mercato si contrae ogni giorno, richiedendo una rivalutazione al rialzo dei prezzi del petrolio“, di fronte a un deficit di circa 13 milioni di barili al giorno difficilmente colmabile. “Nel breve termine, le scorte aiutano a colmare il divario, siano esse commerciali o riserve strategiche. È chiaro che più a lungo questa situazione persiste, più distruzione della domanda sarà necessaria. E per vederla, i prezzi dovranno salire ulteriormente”.
