(Teleborsa) – Chiusura mista per le Borse europee, con Londra che risulta la peggiore, mentre gli investitori guardano al miglioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente e al ritorno di una maggiore attenzione alla politica monetaria statunitense.
Ieri sera l’era di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve è iniziata con una scossa: mentre la Fed ha mantenuto i tassi invariati come previsto, le nuove proiezioni e le dichiarazioni di Warsh hanno colto di sorpresa gli operatori e indotto i mercati a scontare un possibile rialzo entro pochi mesi.
Oggi, la Banca d’Inghilterra ha votato 7 a 2 per mantenere il bank rate al 3,75%, come largamente atteso. Due membri hanno votato per aumentarlo di 25 punti base, maggiormente preoccupati degli effetti derivanti dal rincaro energetico sull’inflazione inglese. La Banca nazionale svizzera ha mantenuto il tasso di riferimento allo 0%, affermando che le pressioni sui prezzi nel medio termine restano pressoché invariate nonostante un recente aumento dell’inflazione alimentato dai maggiori costi del carburante.
Guardando alla BCE, la cui riunione è stata la settimana scorsa, il capo economista Philip Lane ha detto che il limite superiore del tasso neutro dell’Eurozona, ovvero il livello in cui i tassi non stimolano né frenano la crescita, è salito dal 2,25% al 2,50%.
Sul fronte macroeconomico, in Eurozona ad aprile l’avanzo delle partite correnti si è leggermente espanso a 15,7 miliardi di euro. Negli Stati Uniti durante la settimana fino al 13 giugno le nuove richieste di sussidi di disoccupazione si sono attestate a 226 mila (da 230 mila precedenti), confermando l’assenza di licenziamenti significativi. A giugno l’indice regionale di fiducia manifatturiera Philadelphia Fed è salito (in linea con le attese) a 10,3 da -0,4, grazie a un aumento di nuovi ordini e consegne.
L’OPEC ha confermato le proprie previsioni di una forte crescita della domanda globale di greggio nei prossimi quattro anni e ha rivisto al rialzo le stime a più lungo termine: la domanda mondiale salirà a 113,3 milioni di barili al giorno nel 2030 dai 105,1 milioni di barili al giorno del 2025, mentre a lungo termine – entro il 2050 – è stimata a 124 milioni di barili al giorno.
Seduta in frazionale ribasso per l’euro / dollaro USA, che lascia, per ora, sul parterre lo 0,24%. Giornata da dimenticare per l’oro, che scambia a 4.231,5 dollari l’oncia, ritracciando del 3,37%. Il Petrolio (Light Sweet Crude Oil) crolla del 2,85%, scendendo fino a 74,6 dollari per barile.
Consolida i livelli della vigilia lo spread, attestandosi a +69 punti base, con il rendimento del BTP decennale che si posiziona al 3,61%.
Tra le principali Borse europee resistente Francoforte, che segna un piccolo aumento dello 0,37%, scivola Londra, con un netto svantaggio dell’1,04%, e Parigi avanza dello 0,44%.
Nessuna variazione significativa in chiusura per il listino milanese, con il FTSE MIB che si attesta sui valori della vigilia a 52.688 punti; sulla stessa linea, resta piatto il FTSE Italia All-Share, con chiusura su 55.460 punti. Leggermente negativo il FTSE Italia Mid Cap (-0,53%); sulla stessa tendenza, in discesa il FTSE Italia Star (-1,01%).
Tra i best performers di Milano, in evidenza STMicroelectronics (+4,19%), Banco BPM (+2,00%), Prysmian (+1,20%) e Brunello Cucinelli (+1,18%).
Le peggiori performance, invece, si sono registrate su Saipem, che ha chiuso a -7,34%. Lettera su Tenaris, che registra un importante calo del 4,49%. In rosso Stellantis, che evidenzia un deciso ribasso del 3,67%. Spicca la prestazione negativa di ENI, che scende del 3,16%.
Tra i migliori titoli del FTSE MidCap, Moltiply Group (+3,23%), Intercos (+3,03%), Ferragamo (+1,54%) e RCS (+1,39%).
I più forti ribassi, invece, si sono verificati su MFE B, che ha archiviato la seduta a -3,54%. BFF Bank scende del 3,01%. Calo deciso per El.En, che segna un -2,94%. Sotto pressione Sesa, con un forte ribasso del 2,85%.
